XXX: i Negrita, gli Stones e l’America

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Continua il nostro viaggio nella galassia del rock italiano. Dopo avervi già parlato dei Timoria, oggi tocca a un altro gruppo di successo, sempre degli anni novanta: i Negrita. Già dal nome, derivato da un brano dei Rolling Stones contenuto nell’album Black and Blue (1976) non è difficile intuire le coordinate musicali entro le quali si muovono i nostri, ovvero del robusto rock and roll condito di sfumature blues.

Dopo un ottimo esordio, con l’omonimo Negrita del 1994, seguito l’anno dopo da un mini-album interlocutorio, Paradisi per illusi, il gruppo decide di dare alle stampe XXX nei primi mesi del 1997. In quel periodo tutto sembra girare per il verso giusto: oltre al buon successo di critica dei primi due lavori, c’è da segnalare l’exploit del loro manager e produttore, Fabrizio Barbacci, che collabora al disco campione di vendite Buon compleanno Elvis (1995) il quale lancia definitivamente la carriera di Luciano Ligabue. Forti di questa consapevolezza, i cinque Negrita, Pau, Drigo, Mac, Frankie e Zama, decidono di partire alla conquista dell’America per registrare le nuove tracce.

Premesso che preferisco il debutto del 1994, voglio parlarvi di XXX non solo per l’importanza sicuramente maggiore nella discografia del gruppo, il loro primo successo di vendite, ma anche perché è un album che amo ascoltare in periodi estivi come questo. L’estate è infatti quel momento di crocevia dell’anno dove si metabolizzano le ferite della stagione appena trascorsa per riporre nuove energie in quella che deve ancora venire. E XXX rappresenta il sogno americano rock ‘n’ roll di cinque ragazzi della provincia toscana, con le loro speranze e le loro disillusioni. Un viaggio che parte da Arezzo per arrivare a New Orleans, capitale del jazz e cuore pulsante della musica nera.

I Negrita durante la lavorazione di XXX, estate 1996

Il disco è senz’altro il più “americano” dell’intero catalogo del gruppo: semplice e diretto, ma al tempo stesso capace di levigare la rudezza tribale dell’esordio. Anche i testi si fanno più espliciti e solari, ma non per questo meno riflessivi. L’opera si mantiene in perfetto bilico tra ballate malinconiche e brani più spensierati, ma la sensazione che si prova è sempre quella di evasione e leggerezza, cosicché si passa dalla monotonia della città di provincia, raccontata nel primo singolo estratto “In un mare di noia”, agli anthem di ribellione della title track (che sa molto di primo Vasco) e il piacere edonistico di “Sex” (“E altro che l’America / Altro che la musica / Quando sei selvatica / Altro che l’America”).

Oppure si va dall’ingenuità infantile di “Era magico” alla consapevolezza matura di “Ho imparato a sognare”, il brano che, grazie all’inserimento nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo Tre uomini e una gamba quello stesso anno, spalanca al gruppo le porte della notorietà. Non mancano momenti come “Io Pocahontas me la farei”, dove lo scontro tra età dell’innocenza e del consenso viene trattato in chiave più ironica, o qualche episodio meno riuscito quale “Ma come fanno”, che cerca di darsi un’aria più impegnata raccontando le peripezie dei poveri venditori ambulanti di rose (volgarmente detti vucumprà) risultando però stonata e del tutto fuori contesto in mezzo agli altri brani. Intendiamoci, non siamo dinanzi un capolavoro della musica, ne tantomeno un album seminale, ma un disco di sicuro onesto che proprio dalla sua schiettezza senza pretese riesce a trarre la maggiore forza.

Un tema che ricorre spesso è quello della fuga, non solo fisica (verso la terra promessa americana) ma anche spirituale: che sia dagli schemi imposti dalla vita come nella già citata “Ho imparato a sognare”, dalle fugaci menzogne del quotidiano di “…E intanto il tempo passa”, o più semplicemente da rapporti di coppia asfissianti come in “Per quello che dai”, ci si può sempre ballare sopra seguendo le note della spensierata “A modo mio”, perché non esiste pensiero al mondo che non possa essere risolto grazie alla musica e alla giusta leggerezza. Di questo erano ben consapevoli i Negrita, basti dare un’occhiata al videodiario di bordo girato durante la lavorazione del disco, con annessi momenti di cazzeggio, pubblicato su VHS e di recente stampato in DVD per l’edizione del ventennale di XXX.

La conclusione è affidata agli arpeggi e la voce del chitarrista Drigo, con la soffusa “Lasciami dormire”, un invito ad abbandonare dietro la porta le incertezze del reale per affidarsi alla solida tranquillità del sonno, una anestetizzazione che nasconde invero una rinascita. Curiosità: la breve opener strumentale che apre il disco, “Bong”, altro non è che alcune note di “Lasciami dormire” riprodotte al contrario.

Raccolto il giusto riconoscimento commerciale, l’anno seguente i Negrita torneranno a collaborare con il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, concorrendo stavolta all’intera colonna sonora del film Così è la vita, che anticipa l’uscita del nuovo album Reset (1999) dalle sonorità più elettroniche e moderne, il quale trascinato da singoli come “Mama maé” e “In ogni atomo” vende oltre centomila copie conquistando il disco di platino.

Più tardi ci sarà la discussa, per alcuni, svolta sudamericana, grazie al successo del singolo “Rotolando verso Sud”, che spopola in radio nell’estate del 2005. Seguirà il valido HELLdorado (2008) e altri lavori meno importanti. Tuttavia, pur riconoscendo la dignità artistica della loro proposta attuale, i miei Negrita resteranno sempre quelli americani di XXX.

Consigliatissimo se le vacanze estive e il caldo afoso vi costringono in città ma avete lo stesso voglia di viaggiare con la fantasia, perché non si è mai troppo grandi per “imparare a sognare”.

Negrita – XXX (1997)
Voto: 7/10
Top tracks: “In un mare di noia”, “Sex”, “Ho imparato a sognare”

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