Train to Busan: il miglior zombie movie degli ultimi 10 anni

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Negli ultimi anni uno dei mercati cinematografici che è emerso più di tutti è stato quello Sud Coreano.
Alle cronache mondiali è sicuramente arrivato Parasite, il film di Bong Joon-ho capace nel 2019 di vincere l’Oscar per il “Miglior film”. A questo onore è doveroso specificare come sia stato anche il primo film straniero a vincere in quella categoria, un segnale di come l’occidente si stia decisamente aprendo di più alle produzioni d’oltreoceano.

Uno dei film che non ha ricevuto gli stessi onori è sicuramente Train to Busan di Yeon Sang-ho. Nonostante in patria il film abbia avuto enorme successo e ancora oggi viene ritenuto uno dei migliori film horror a tema zombie degli ultimi anni, nel mondo dell’occidente questo film non è così conosciuto.
Io stesso ne avevo sentito parlare per diverso tempo e solo qualche giorno fa ho deciso di recuperarne la visione. Dopo aver visto dei trailer avevo delle buone aspettative dal film e di sicuro non sono rimasto deluso, anzi la pellicola mi ha sorpreso in diversi aspetti. Le scene d’azione, il piccolo world building della trama e la sua ottima suspense lo rendono di sicuro un film unico nel suo genere.
E’ giusto precisare che siamo lontani da altre pellicole dove il tema zombie è più una sottotrama, qui il main focus della sceneggiatura è quello di raccontare l’esperienza di alcune persone durante i primi momenti dell’invasione. Nonostante il clichè, la storia regala sempre tanti colpi di scena e dramma umano.

A colpire più di ogni altro aspetto è la natura stessa di questi zombie: ovvero delle creature infette capaci di muoversi con agilità ed essere alla ricerca di umani da infettare. Uno solo di questi zombie è una minaccia da non sottovalutare. Per fare un paragone, i morti viventi di questo film sono molto simili a quelli visti in World War Z del 2013.
A prescindere da quanto questa scelta narrativa possa essere realistica o meno, in entrambi i film le scene d’azione sono decisamente più movimentate e avvincenti. Tuttavia nel film con Brad Pitt il conflitto è così tanto su larga scala da rendere la sceneggiatura decisamente più over the top del dovuto. Il film di Yeon Sang-ho ha il merito di raccontare una storia chiusa in un piccolo contesto narrativo, ovvero diversi personaggi in viaggio dentro un treno. Le varie scene d’azione diventano così molto più drammatiche e reali, una bella differenza se di solito si è abituati ad un ampio uso della CGI. Un altro confronto possiamo farlo con la famosa serie di The Walking Dead: gli zombie di quell’universo narrativo diventano una minaccia solo quando sono in “branco”, questo a causa dei loro movimenti molto lenti.
In Train to Busan non mancano le scene in cui si vedono tanti zombie su schermo, ma vengono usate per spettacolizzare le imprese dei sopravvissuti.


La trama del film è molto semplice e vede al suo centro i problemi famigliari tra un padre poco presente e sua figlia. Il padre deve accompagnare la figlia dalla madre a Busan e così prendono un treno, ma è chiaro che qualcosa di strano sta accadendo in città. Prima di partire, sul treno sale a bordo una donna infetta e sarà quest’ultima a scatenare il panico ed una lunga serie di trasformazioni. Ben presto buona parte dell’equipaggio sul treno viene infettata e così il padre dovrà scegliere se pensare solo ai propri interessi o anche a quelli degli altri.
Il tema portante della sopravvivenza di gruppo va a toccare tutti i personaggi dal film. Se prima il padre deve adattarsi e salvare chi è vicino a lui, anche gli altri personaggi secondari faranno lo stesso. Quelli più importanti del film sono: una coppia in attesa di un figlio, una coppia di anziane sorelle ed un gruppo di ragazzi che giocano a baseball con la fidanzata di uno di loro. Chi invece è determinato ad opporsi al bene comune e pensare solo a se stesso è un dirigente di un’azienda, il quale diventerà il vero villain della storia. Non scendendo mai a compromessi e pensando solo al proprio tornaconto, le scelte del singolo andranno a causare la morte di tanti altri. Tutte le azioni dei vari personaggi sono molto importanti, in quanto si permettono di capirne la loro psiche e la loro capacità di adattarsi ad una crisi del genere. Data la natura del film, tutti dovranno affrontare gli zombie e non tutti potranno salvarsi.

E’ chiaro che il film ha tanti messaggi su cui far riflettere, ognuno dei quali ben rappresentato dai vari personaggi. Questa struttura narrativa permette anche ai vari personaggi secondari di avere dei ruoli importanti, così alcuni di loro finiscono per stimolare quelli principali ad evolversi per superare le varie difficoltà. Un altro aspetto molto particolare sono le scene d’azione: ogni combattimento è molto più reale rispetto a quelli dove si fanno esplodere o tagliare le teste degli zombi nella serie di AMC. Data la natura sovrannaturale degli zombie, mi aspettavo che i superstiti potessero avere diversi problemi nell’affrontarli e invece non è stato così. Fin da subito, infatti, le varie persone analizzano la situazione e sanno come reagire. Certo questa freddezza non dura molto, ma è sempre bello vedere personaggi in grado di reagire di fronte agli ostacoli.


Sul lato tecnico ho apprezzato molto le scene in prima persona dei vari infetti/zombie in cui si può apprezzare un design del trucco veramente ottimo, inoltre questa inquadratura così particolare li rende decisamente più spaventosi.
In alcune scene poi vi è anche un ottimo uso della fotografia, soprattutto nelle silhouette del finale che aggiungono molta drammaticità. Le varie morti dei superstiti importanti sono tutte gestite con cura, un segnale in netta controtendenza rispetto alla spettacolarizzazione di tanti altri prodotti. Ad ognuno di loro viene dato un momento per dare un ultimo impatto nella storia e questo riesce sempre a colpire lo spettatore. La colonna sonora, invece, alterna musiche drammatiche ad altre molto più ritmate, soprattutto quando l’azione prende il sopravvento.

Al netto degli altri film d’azione horror usciti nell’ultima decade, Train to Busan emerge di sicuro al primo posto rispetto ai suoi competitor. I personaggi, il contesto narrativo e le varie scene d’azione lo rendono un prodotto decisamente unico nel panorama cinematografico. Insomma il cinema Sud Coreano è capace di generare grandi film, ma non sempre quest’ultimi passano alla storia come Parasite.

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