The Walking Dead – La seconda parte della stagione finale

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Qualche giorno fa si è conclusa la produzione dell’ultimo episodio di The Walking Dead. La serie prodotta da AMC ha finalmente raggiunto la sua conclusione ed il finale arriverà in tv nei prossimi mesi. Tra alti e bassi è stata comunque una produzione che ha segnato profondamente il piccolo schermo, riportando in auge un genere quasi dimenticato e mostrando al pubblico la potenza narrativa del mondo fumettistico.

Dato che il finale della serie è stato già prodotto e girato, forse è arrivato il momento di non avere più vane speranze di un ritorno ai fasti delle prime stagioni. Soprattutto perché la seconda parte di questa stagione finale non ha fatto altro che seguire quanto si era già visto in precedenza: plot twist ormai super prevedibili, sottotrame che non portano a niente e personaggi secondari utilizzati solo per creare qualche piccola emozione nel pubblico. Nel momento in cui la produzione poteva (o doveva) cercare di mostrarci qualcosa di davvero interessante, si è arenata ad un nuovo setting narrativo che ha appiattito di molto la narrazione.

Il primo episodio di questa seconda parte era partito decisamente bene, soprattutto perché finalmente gli sceneggiatori hanno deciso di dare il ben servito ad una fazione nemica davvero dimenticabile. In un mix di azione ed un’interessante focus su alcuni personaggi principali, questo episodio iniziale è davvero di tutt’altro livello rispetto agli altri. Tra l’altro ha colpito tutti come abbiano inserito un piccolo flash forward alla fine, un qualcosa che avrebbe funzionato benissimo se utilizzata come scena conclusiva del finale della parte 1. Sicuramente è interessante vedere qualche piccola novità nella lentezza e prevedibilità che contraddistinguono la serie da anni, peccato però che gli episodi successivi e anche la scena in sé sono molto lontani dall’essere ben fatti.

La maggior parte del focus degli altri episodi è dedicato a mostrarci l’interno e l’esterno del Commonwealth: questa comunità è la casa di ben 50 mila persone che cercano di vivere in un’utopia pre-apocalisse. Utilizzando il denaro e delle forze armate molto temibili questa comunità è cresciuta prendendo il controllo di tutte le altre che le erano vicine, in questo modo hanno gettato le basi per una forte divisione in classi sociali all’interno di questa nuova società. Ovviamente non è tutto oro quello che luccica e c’è sempre qualcosa di marcio in questo sistema, così tocca ai nostri sopravvissuti cercare di migliorare lo status quo. Tuttavia questa sorta di ribellione contro chi ha il potere è una della parti meno riuscite di questi episodi, soprattutto perché la trama non vuole saperne di prendere il ritmo o andare avanti con eventi importanti. A tutto ciò dobbiamo poi aggiungerci il fatto che i vari sopravvissuti sono legati a sottotrame che non portano letteralmente a nulla, se non far perdere tempo agli spettatori. Come avevamo già detto in precedenza in altri articoli: l’introspezione dei personaggi va bene, ma essa diventa letteralmente un tappabuchi quando la trama non va più avanti.

Di tutt’altro tenore, per fortuna, sono gli eventi al di fuori dell’utopia. Qui tutti devono ancora combattere per le risorse e la minaccia degli zombie è ancora presente. Nonostante l’azione sia quasi sempre presente, anche qui ci sono diversi problemi narrativi. Ad esempio Aaron (Ross Marquand) all’inizio si batte per tutte e tre le comunità (Alexandria, Hilltop ed Oceanside) e fa da ponte tra pre e post arrivo del Commonwealth, tuttavia negli ultimi episodi è del tutto fuori posto e non si capisce perché porre così tanto l’attenzione su di lui. A questo dobbiamo aggiungerci anche il ruolo di Leah (Lynn Collins), la quale ritorna attiva nella storia solamente per aggiungere un cliché emotivo agli eventi…o almeno questo era probabilmente il loro obiettivo, ma non aggiungendo delle scene concitate con Daryl (Norman Reedus) il tutto fallisce ancor prima di cominciare.

Un episodio davvero particolare e che va decisamente in controtendenza rispetto a quanto si era visto nelle ultime stagioni è “Rogue Element“. Si è deciso di voler catturare tutta l’atmosfera ed i vari aspetti narrativi della produzioni cinematografiche del neo-noir, una scelta che sorprendentemente ha funzionato. Al centro di questo episodio c’è Eugene (Josh McDermitt) che conduce una vera e propria indagine alla ricerca del suo amore perduto, Stephanie (Chelle Ramos). La particolarità di questa puntata sta tutta nella parte estetica e narrativa: vi sono frequenti giochi di luce ed ombre, inoltre si vedono tutti gli aspetti distintivi del genere come il conflitto interiore del protagonista. Una bella ventata di aria fresca in The Walking Dead che non si vedeva letteralmente da anni.

Nel corso di queste puntate abbiamo anche conosciuto meglio alcuni personaggi come Pamela Milton, Mercer, Lance Hornsby, ecc., ma al momento solo quest’ultimo si è messo in mostra con qualche azione degna di nota. Mercer non si è allontanato molto dal ruolo di super soldato della prima parte, ma almeno ha ricevuto un piccolo approfondimento al suo personaggio che lo porta vicino alle nobili cause dei nostri sopravvissuti. La governatrice Pamela Milton, invece, è stata una presenza del tutto evanescente nella trama. Siamo molto lontani dai villain visti in passato che erano molto più attivi e pieni di carisma, una scelta inusuale se consideriamo che sicuramente verrà destituita nell’ultima parte dello show. Bisogna dire, però, che la serie ha sempre avuto un rapporto quanto mai conflittuale con i vari antagonisti: alcune volte dedica a loro molto tempo per creare hype nel confronto finale, altre volte li seguiamo in un evoluzione radicale del personaggio ed in altre situazioni sbucano fuori dal nulla senza mai far qualcosa di così importante.

In tutto ciò, una delle note positive di questa seconda parte (o più in generale di questa stagione) è il duo formato da Maggie (Lauren Cohan) e Negan (Jeffrey Dean Morgan), il quale funziona davvero bene. Le faide del passato e l’evoluzione dei due personaggi li rendono due personaggi decisamente più interessanti rispetto a tutti gli altri, soprattutto perché sono sempre al centro delle parti narrative meglio riuscite. L’unica pecca di questa coppia è che AMC ha già annunciato uno spin-off dedicato a loro due, ergo sappiamo già in anticipo che il loro destino sarà roseo nel finale di serie esattamente come per Daryl e Carol.

Dal punto di vista tecnico, invece, il livello è ormai rimasto identico a quello della prima parte. Tralasciando l’undicesimo episodio, non ci sono infatti novità degne di nota. Come già detto è abbastanza difficile aspettarsi qualcosa di diverso, soprattutto perché la produzione non sembra avere alcuna intenzione d’inserire qualcosa di veramente nuovo.
Vedremo dunque cosa succederà nella terza parte che andrà a concludere questo viaggio televisivo di ben 11 stagioni entro la fine dell’anno. Nonostante il fumetto originale di Robert Kirkman abbia sicuramente un finale ben scritto, ad oggi è davvero difficile aspettarsi un adattamento sullo stesso livello dopo questi 16 episodi.

Se volete vedere un approfondimento per i singoli episodi e discorsi con più spoiler, vi consigliamo di vedere questa playlist nel nostro canale YouTube.



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