The Walking Dead – La prima parte della stagione finale

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Rispettando ormai il mantra della messa in onda a blocchi, si è conclusa la prima parte di 8 episodi dell’undicesima stagione di The Walking Dead.
Alternando situazioni un po’ al limite del ridicolo ad altre decisamente ben scritte, la serie non abbandona mai tutti i difetti che l’accompagnano sin dalla seconda stagione.
Non sapete a cosa mi riferisco? Allora non avete letto il nostro articolo sulla serie.

La trama riprende qualche tempo dopo la fine della guerra con i Sussurratori ed i nostri protagonisti devono fronteggiare una scarsità di risorse simile soltanto a quanto visto nella quarta stagione. Se lì il gruppo era ancora unito e con l’obiettivo di arrivare a Terminus, qui gli obiettivi sono molteplici e anche le storyline da seguire. Il tutto viene diviso in 3 macrostorie: Maggie Negan e altri sopravvissuti sono alla ricerca di risorse e devono fronteggiare nuovi nemici a Washington, il gruppo di Eugene ed Ezekiel deve fare i conti con la comunità del Commonwealth, mentre chi è rimasto nelle macerie di Alexandria fa di tutto per sopravvivere.

Rosita, Carol, Kelly e Magna alla ricerca di Connie (la quale ritornerà in questi episodi)

Questa forte divisione della trama è una cosa che non apprezzo da tempo, soprattutto perché rende la storia decisamente più lunga del dovuto. Per rendere meno noiosa questa prima parte narrativa, i produttori hanno scelto di utilizzare in modo costante una fotografia più ispirata e con dei colori molto meno vividi del passato. Un bel cambiamento che riesce a rendere decisamente più drammatici alcuni momenti di questi 8 episodi (soprattutto nei primi 3), inoltre ci permette di apprezzare ancora di più l’immagine “sporca” da film horror che è stata sempre utilizzata fin dalla prima stagione. Un po’ strano che quest’ultimo aspetto venga messa in risalto adesso che la produzione ha abbandonato la pellicola a 16mm per dedicarsi al digitale, ergo tutti questi effetti li vediamo grazie ad una pesante post produzione. Per quanto possano essere belli esteticamente questi episodi, è sempre la sceneggiatura a far perdere di mordente a tutta la produzione. Dovendo rispettare delle tempistiche ormai ridicole, sappiamo come mai alcuni episodi hanno dei cliffhanger alquanto prevedibili o senza alzare troppo l’interesse dello spettatore.
Per darvi un’idea, il mid-season finale (se così possiamo chiamarlo) sembra una scene visibile in qualsiasi altro episodio. Nello stesso episodio, poi, viene totalmente ignorata una delle tre storyline principale, in questo modo viene a mancare quel minimo di hype per questa parte di trama.

Questa prima parte di trama legata al Commonwealth è decisamente sottotono

Tagliando quasi del tutto a caso gli eventi con pause di diversi mesi, è così che la produzione ha deciso di far continuare questa stagione. Per chi non lo sapesse, questa stagione finale è stata divisa in ben tre blocchi da 8 episodi. Questo significa che molto probabilmente gli eventi avranno dei momenti più alti in avanti, tuttavia è davvero un peccato sprecare ben 8 ore televisive senza mandare in avanti la trama più di tanto.
In questo primo blocco di episodi sono sicuramente 2 le scelte narrative a non funzionare, soprattutto perché non hanno sicuramente l’impatto che ci si poteva aspettare. Una è tutto il tempo perso per introdurci la nuova e grandissima comunità trovata da Eugene, ma che poteva benissimo risolversi in un singolo episodio senza dover usare troppe pause narrative. Un’altra è la faida con i Mietitori guidati da Pope, un personaggio decisamente non così carismatico come possa sembrare.

Un’altra scelta che non riesco a capire è il voler continuare a tenere slegate tutte le serie spin off. Di sicuro l’incrocio narrativo tra TWD e Fear The Walking Dead non ha giovato affatto ad entrambe, anzi ha quasi del tutto affossato l’unicità della seconda. Con Beyond The Walking Dead, invece, c’era la possibilità di poterci far vedere un qualcosa di nuovo a distanza di così tanti anni dall’inizio dell’epidemia zombie. Qualcosa dovrebbe esserci nella seconda stagione grazie al ritorno di un personaggio piuttosto importante, ma il tutto è ancora da vedere.
Ad ogni modo il vero peccato è tenere così tanto separate le storie raccontate, in questo modo arriva a crearsi un caso simile a quello di Agents of SHIELD nel Marvel Cinematic Universe. A cosa mi riferisco? Beh la serie prodotta dalla ABC aveva il pregio di far parte del canone ufficiale del MCU, il problema è che questo legame non c’è mai stato da ambo le parti. I film non hanno mai fatto riferimento agli eventi della serie e solo quest’ultima cercava ogni tanto di citare i film. In questo modo gli sceneggiatori hanno dovuto trovare diverse scuse originali per giustificare gli eventi della serie, una scelta funzionale che ha salvato la produzione diverse volte. Nell’universo narrativo condiviso da queste tre serie esistono 2 gruppi di sopravvissuti molto numerosi e potenti, eppure entrambi non hanno alcun punto di contatto. Sia il Commonwealth che la Repubblica Civica esistono come due entità ben divise, inoltre i nostri sopravvissuti devono ancora vedersela contro fazioni nemiche quantomeno inutili nei grandi archi narrativi. E’ per quest’ultimo motivo che la faida con i Mietitori di Pope è un vero e proprio filler, sappiamo già che questi nuovi personaggi sono lì solamente per allungare ancora di più la narrazione. L’Endgame di The Walking Dead ruota attorno a quelle due comunità ed è lì che la narrazione dovrà spostarsi prima o poi, altrimenti dopo tutte queste stagioni ci ritroveremo a lasciare i nostri protagonisti senza aver raggiunto alcun obiettivo.

Il duo che non ti aspetti

Parlando invece delle note più positive di questi primi episodi, vediamo finalmente diversi approfondimenti per alcuni personaggi. Maggie e Negan hanno finalmente trovato il modo di coesistere, mettendo da parte vecchi conflitti e rimorsi. Eugene, invece, riesce ad emergere un po’ di più rispetto al passato ed ora ha un obiettivo chiaro in mente. Chi rimane sempre uguale è Daryl, una cosa che possiamo vedere sia in positivo che negativo. L’aspetto negativo è che gli sceneggiatori hanno aggiunto un love interest per lui e questo avrebbe dovuto far vacillare alcune convinzioni nel personaggio, ma così non è stato ed il tutto era estremamente prevedibile. Sul lato positivo, invece, è bello vederlo sempre pronto ad aiutare gli altri ed in alcune scene piuttosto criptiche. Nota di merito anche per Judith Grimes, la quale sta dimostrando a tutti come anche i bambini sono in grado di darsi da fare in un mondo così estremo.
In aggiunta a questi approfondimenti, la sceneggiatura sceglie finalmente di mostrare cosa i nostri protagonisti hanno imparato dai vari nemici. E’ qui che rientrano i gioco le maschere dei Sussurratori ed il loro in modo in cui raggruppano gli zombie vaganti e si nascondono tra di loro. Queste strane tattiche di combattimento ritornano utili in momenti cruciali della trama.

Andando ad analizzare i singoli episodi, sicuramente tra i migliori ci sarebbero: i primi tre, il sesto e l’ultimo (come sempre data la struttura narrativa della serie).
I primi tre contribuiscono a mettere totalmente da parte questa stagione dalle altre, soprattutto per via delle nuove scelte estetiche. Il sesto, invece, gioca molto sul fatto che Connie sia sorda e questo aggiunge un sacco di drammaticità trasmessa attraverso un accurato sound design.

Insomma al momento la prima parte di questa stagione finale ci ha solo dato qualche piccolo accenno a quello che sarà il leitmotiv del finale, preferendo mostrarci come si stanno evolvendo alcune personaggi e le dinamiche tra di loro.
La serie ha trovato una nuova forma e sta abbracciando una veste decisamente più horror e spettrale del passato, la quale però viene alternata da diversi passaggi di trama decisamente inutili com’è ormai lecito aspettarsi dalla produzione.

Appuntamento alla seconda parte di questa stagione che arriverà nei primi mesi del 2022, per poi concludersi con la terza parte verso la fine dell’anno. C’è ancora qualche speranza di concludere in modo decente questa produzione.


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