Re:Watch – The Walking Dead: una prevedibilità mortale

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Inauguriamo la prima (e si spera non ultima!) rubrica del sito, ovvero Re:Watch!
L’idea di voler fare un appuntamento ricorrente con lo stesso tema di fondo nasce dalle mie analisi sulla serie tv Loki, del resto è un bel modo di mantenere attivo il sito con diversi contenuti nuovi.

In questa rubrica andrò ad analizzare alcune serie tv, film e anche qualcosa legato all’animazione dopo aver fatto un faticoso e per certi versi noioso rewatch.
Vi voglio già annunciare che i prossimi articoli di questa rubrica saranno tutti collegati all’uscita di Evangelion 3.0+1.0, l’ultimo film della tetralogia di Hideaki Anno in arrivo il 13 Agosto su Prime Video.
Nelle prossime settimane, dunque, andrò ad analizzare cosa i primi tre film hanno lasciato a tutto il pubblico.

Il poster enigmatico della prima stagione

Il primo appuntamento di questo spazio è dedicato ad una serie tv che ho cominciato a non prendere sul serio sin dalla terza stagione.
Il mio rapporto di amore e odio con The Walking Dead va avanti sin dal 2010 quando Fox Italia riuscì a mandare in onda la versione doppiata degli episodi a solo 24 ore dall’uscita, un unicum nel panorama televisivo di quel periodo.

Insomma non c’erano problemi di spoiler e inoltre il fatto di essere una delle poche serie a tema zombie la rendeva decisamente particolare, per non parlare del fatto che era un riadattamento dell’omonimo fumetto di Robert Kirkman. Gli ingredienti c’erano tutti per aspettarsi un buon risultato e sicuramente la prima stagione è andata ben oltre le aspettative di tutti, purtroppo però la qualità è venuta a mancare fin da subito.
Sicuramente uno dei problemi della serie era il dover cercare un appeal in due tipi di pubblico completamente opposti, ovvero chi ama il dramma umano e chi è interessato alla semplice azione. Un problema che però non affligge tante altre serie più famose, come Game of Thrones che è sempre riuscita ad unire tutto in modo splendido. Il problema della serie di AMC è che la sua narrazione non è mai stata il suo punto forte, inoltre dovendo rispettare una programmazione con fin troppi episodi ogni storyline è stata allungata fino all’inverosimile. In questo modo c’è uno sbilanciamento continuo tra il dramma umano e la necessità di avere scene d’azioni, le quali sono il vero motore che manda avanti la narrazione principale della serie (o quasi…)
Tutti questi problemi non sono presenti nella prima stagione, una che potremmo definire sperimentale se confrontata al resto della serie. Prima di diventare una soap opera ambientata nelle campagne della Georgia, il setting era la città di Atlanta. L’ambiente urbano era così carico di opportunità narrative, soprattutto perché legato al passato dei protagonisti. Come potete vedere il poster di questa stagione è decisamente unico: mostra un uomo a cavalo rientrare in un ambiente ostile da cui tutti scappano. Una scelta decisamente accattivante, peccato che alla fine si è deciso che i nostri grandi avventurieri dovevano trasferirsi nelle campagne e così ogni rimando di civiltà è andato a perdersi.
Il primo passo in tutto ciò è l’orribile seconda stagione, essenzialmente un punto di sosta narrativo fatto solo per eliminare qualche personaggio chiave e soprattutto per annoiare una buona parte del pubblico. Se all’inizio la serie vedeva Rick con famiglia e compagni cercare di sopravvivere vicino la città, ora invece seguiamo le loro avventure in una fattoria magica dove nessuno crede alla minaccia zombie e soprattutto non ce ne sono in giro. Un espediente narrativo che serve solamente a rispettare la schedule degli episodi, infatti questa è la prima stagione ad essere divisa in due: metà episodi sono stati mandati in onda in autunno e gli altri nei primi mesi dell’anno successivo. Questa release permetteva, dunque, al canale televisivo di avere la sua serie principale due volte all’anno e poteva creare hype nell’attesa. Se andiamo a vedere i dati d’ascolto tutto ciò ha funzionato, infatti la serie ha visto un gran numero di telespettatori almeno fino alle stagioni 5-6. Non ne ho mai capito il motivo a dire la verità, di certo il prodotto non era così eccellente: la sceneggiatura faceva acqua, la prevedibilità era parte costante del prodotto e gli attori di certo non potevano migliorare un materiale ormai costruito solo per vendere.

Il poster dell’ottava stagione, l’ultima con tutto il cast principale

Una nota positiva che ho potuto notare recentemente è che la maggior parte di questi problemi spariscono in un rewatch della serie o quantomeno vedendola seguendo un ritmo molto veloce, cosa che invece porta ad annoiarsi e abbandonare la serie se la seguite con un ritmo normale. E’ divertente che una serie del genere abbia un quantità assurda di tempi morti ed episodi quasi filler.
Uno dei meme più divertenti nel corso degli anni era uno che diceva “We’re going to war…but we’re gonna talk about it for 3 more episodes“, credo che possa riassumere perfettamente l’andamento fastidioso della trama.
Tralasciando i meme, sono e sarò sempre dell’idea che qualsiasi serie televisiva dev’essere una rewarding experience, insomma anche quando ci sono delle pause narrative deve spingerci a continuare la visione. Tutte le serie più famose sono così del resto, c’è sempre un motivo per sintonizzarsi ogni settimana. Sicuramente avere una trama continuativa è il modo più semplice, ma alcune riescono a rivelarci qualcosa di nuovo anche in episodi secondari (come Westworld o Mr. Robot). Se questo aspetto non c’è, la singola visione di un episodio a settimana diventa solo una perdita di tempo che non aggiunge nulla a quanto già visto.

Il tutto è un po’ cambiato con l’arrivo di Negan…ma gli sceneggiatori hanno pensato bene di deliziarci con un bel numero di episodi quasi identici, mentre una volta cominciato l’arco “rivoluzionario” ogni episodio ha cominciato ad avere un pacing narrativo più avvincente. L’arrivo dell’antagonista più riuscito della serie è stato anche quello più brutale condannando diversi personaggi principali, il tutto accompagnato da una sceneggiatura decisamente altalenante.
E’ qui che vi voglio segnalare una delle scene più assurde e imbarazzanti escogitate dagli sceneggiatori per creare plot twist inutili. Se qualcuno vi chiede la definizione di plot armor, potete linkargli questa clip.

Ecco la plot armor, ovvero quando un personaggio protagonista non muore dato che la storia ha bisogno di lui, è decisamente una delle cose peggiori di tutta la serie. Nelle prime stagioni questo problema non si nota molto, ma già si poteva capire come man man gli sceneggiatori dovevano tenere alcuni personaggi per mantenere vivo il racconto. Per non parlare del fatto che di volta in volta erano gli stessi attori a voler abbandonare la produzione, così per gli sceneggiatori non c’era altro modo se non far morire quei personaggi. Quando anche Andrew Lincoln, l’attore che interpreta Rick Grimes, ha voluto abbandonare la produzione qualcosa è cambiato però.
Dato che NON si può uccidere il protagonista, alla fine si è deciso di far diventare la serie principale uno spin off: la narrazione si è spostata sui “fantastici” personaggi secondari e abbiamo lasciato il futuro del nostro protagonista a dei film futuri. Una scelta simile a quella di The Office e non riuscita allo stesso modo.

Tuttavia non tutto di quanto si è visto dopo la prima stagione è da buttare, alcuni mid-season e season finale sono davvero ben fatti. Tra gli episodi più recenti vorrei citare “A Certain Doom“, uno dei pochi con una chiara narrazione e regia che mette in risalto quasi ogni aspetto della puntata. Purtroppo questi piccoli aspetti positivi vanno ad unirsi a tutto il resto e così molte volte perdono di mordente.
Se avessero mantenuto un andamento più costante, ora The Walking Dead sarebbe davvero una delle migliori produzioni del piccolo schermo. La cara AMC ha voluto puntare su altro e così la serie è solamente un enorme produzione con poco o quasi nulla da dire a confronto con tante altre ben più significative.

 

Seppur con alcuni difetti, la prima stagione di Fear ha catturato il pubblico

Nel corso degli anni, poi, sono arrivati anche 2 serie spin off di The Walking Dead: Fear The Walking Dead  e World Beyond.
Fear è stata interessante nelle sue prime 3 stagioni, poi nella quarta hanno deciso di cambiare il cast principale e accogliere personaggi poco riusciti dalla serie madre. In rete dicono che sia comunque molto avvincente, ma io ne dubito fortemente. Il team creativo alla base è sempre quello, inoltre la serie si è accodata alla stessa timeline di TWD ed ha perso la sua unicità. Le prime stagioni erano interessanti perché mostravano l’epidemia zombie delle prime ore, mentre le ultime sono un susseguirsi di eventi simili a quanto già visto altrove. A cambiare sono i personaggi e location.
World Beyond, invece, è una serie “new age” incentrata su dei teenager a 10 anni dall’epidemia. Doveva essere un modo interessante per introdurci una nuova comunità più avanzata di sopravvissuti e (forse) anche i film con Rick Grimes, invece si è rivelata di una noia mortale anche questa. Le disavventure di questi giovani protagonisti non sono affatto accattivanti e l’unico motivo per cui molta gente ha seguito la prima stagione è stato quello di attendere (inutilmente) un easter egg legato a Rick Grimes. Non è mai un bel segnale che il pubblico abbia interesse verso un prodotto solo per un qualcosa che non c’è al suo interno (Heroes Reborn ne sa qualcosa…)

L’unica cosa interessante all’orizzonte di questo franchise sono la stagione finale di The Walking Dead ed i film su Rick, mentre invece di tutto il resto direi che m’interessa poco o nulla.
Potremmo dire che un franchise sui morti viventi è rappresentato al meglio da una serie morta, seppur ancora “viva”.
Insomma nel trash che permea in ogni aspetto di questo franchise, almeno sono stati coerenti nell’offrire un prodotto in linea con il tema trattato.

 

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