Re:Watch – Evangelion Rebuild 1.0 – Tu (non) sei solo

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La “Nuova versione cinematografica” di Evangelion è essenzialmente un espansione dell’opera originale.
A prescindere da quali teorie seguite per orientarvi nell’universo narrativo creato da Hideaki Anno, l’idea alla base è quella di non sostituire affatto l’opera originale.
Il retelling funziona e ci permette di rivivere appieno una piccola parte di una delle migliori opere animate di sempre.

L’Unità Eva-01 all’attacco

Il primo film della tetralogia segue esattamente quanto visto nei primi 6 episodi dell’anime originale, anche se ci sono piccoli e grandi cambiamenti che ci suggeriscono come questa nuova versione abbia ben altro da raccontare.
Credo che forse uno degli aspetti meglio riusciti di questa riproposizione cinematografica sia la potenza narrativa della sceneggiatura, la quale riesce a catturare sempre l’attenzione dello spettatore anche quando viene riadattata in un nuova forma. Alcune volte nel film gli eventi vengono ristretti con qualche piccola licenza narrativa, altre volte vengono estesi per dare un tocco decisamente più estetico e lineare al racconto. Un chiaro esempio è quando il protagonista tenta di fuggire, così il film dedica al suo protagonista un piccola pausa interiore decisamente più estetica dell’originale. Certo forse siamo un po’ fuori dai canoni più realistici degli anni ’90, ma secondo me è un chiaro tentativo di dare alla pellicola un tocco più filosofico e artistico dell’originale. Del resto Evangelion non è fatto solo di semplici battaglie con robottoni del resto, quindi avere un’estetica più ricercata aiuta molto a far venire fuori tutti i temi psicologici alla base del racconto. A differenza dell’originale, si è deciso di utilizzare scene in computer grafica ove possibile nelle battaglie.
A questo è legato anche un generale upgrade grafico e di tutti i dettagli secondari delle scene originali.

Un altro aspetto molto particolare di questi cambiamenti estetici è all’inizio del film, ovvero quando si vede il mare e altre zone di color rosso. Potrebbe sembrare un dettaglio di poco conto, ma nella serie originale solo in pochissime occasioni si è scelto di usare questo colore per alcuni eventi molto importanti. Nel film, invece, si vuole far vedere subito come il mondo di Evangelion sia ben diverso dal nostro, anche se vi sono sempre dei parallelismi con quello reale. Questa scelta cromatica ha scatenato una marea di teorie online, ma forse la spiegazione più semplice è quella di avere appunto una continuità più marcata.

Andando oltre l’estetica, nel primo film i temi principali della serie ci sono già tutti.
L’incomunicabilità tra i vari protagonisti, le cospirazioni dietro ogni evento mostrato, i tantissimi riferimenti religiosi e sessuali, infine la difficoltà del protagonista a relazionarsi con gli altri.
Siamo ben lontani dai fasti degli anime anni ’80 dove i mecha venivano visti come l’apice di ogni avventura, qui sono una finestra dentro l’animo del nostro protagonista e non solo. Il voler raccontare qualcosa di diverso e anche più personale sono state le basi della serie originale, la quale ha cambiato profondamente il mondo dell’intrattenimento che conosciamo e soprattutto la cultura giapponese. Ecco è difficile dire se anche questa tetralogia avrà questo stesso impatto, del resto il pubblico è molto più abituato a vedere opere controcorrente.
Nonostante questo la serie Rebuild continua comunque a portare in auge temi che ancora oggi meritano di essere affrontati, del resto è anche questo il bello di quando il dramma umano è ben scritto: ritorna sempre a catturare la nostra attenzione perché lo viviamo in prima persona o comunque ci colpisce direttamente.

Il dilemma del porcospino
“Il porcospino avrebbe voluto fare amicizia con il prossimo, ma quando si avvicinava a un suo simile entrambi si ferivano con gli aculei che ricoprivano i loro corpi. Lo stesso capita ad alcune persone: Shinji in fondo al suo cuore è spaventato dal dolore che potrebbe provare e questo lo rende freddo e riservato.”

Questa versione cinematografica di Evangelion è piuttosto unica anche nei nomi utilizzati per ogni film. Il primo viene intitolato come “Prologo”, facendo riferimento alla musica classica e soprattutto al teatro giapponese divisi in 3 atti, mentre nei mercati internazionali il titolo è “You are (not) alone” (tradotto nel titolo dell’articolo). Un titolo emblematico che cattura perfettamente la storia che viene raccontata.
La storia comincia nel 2015 quando il quarto Angelo Sachiel attacca Neo Tokyo-3, una versione futuristica e fortificata in ogni aspetto di Tokyo. A causa del Second Impact accaduto 15 anni prima, metà della popolazione terrestre è stata decimata. L’umanità deve affrontare queste strane creature denominate Angeli che vogliono causare un Third Impact, il quale causerebbe l’estinzione della razza umana. A difendere il genere umano c’è l’organizzazione NERV guidata da Gendo Ikari, tuttavia i veri leader dell’umanità sono i membri dell’organizzazione di nome SEELE e che puntano a “perfezionare” la razza umana una volta sconfitti gli Angeli.
Per combattere gli Angeli la NERV costruisce delle armi multifunzione umanoidi chiamate Evangelion, le quali possono essere pilotate solamente da dei ragazzi definiti come “Children” (anche se il titolo ha un valore narrativo solamente nel nostro doppiaggio). Questi mecha sono molto più particolari di quelli visti in opere precedenti: hanno una natura enigmatica e molto più simile a quella umana, soprattutto perché utilizzano un vero e proprio cordone ombelicale come sorgente di energia. Un altro aspetto molto particolare è la modalità berserk, ovvero quando l’EVA è fuori controllo ed è in grado di svelare la sua vera potenza senza alcun limite.

Ad inizio film conosciamo il third children Shinji Ikari, il figlio di Gendo e che lui stesso ha abbandonato 3 anni prima. Shinji viene richiamato alla NERV per pilotare l’EVA-01 durante l’attacco dell’Angelo ed è in questi momenti che conosce la first children Rei Ayanami, il pilota dell’EVA-00. Si capisce fin da subito come il ragazzo abbia molte difficoltà a relazionarsi con gli altri, soprattutto dal fatto che riesce ad agire solamente quando è motivato da situazioni estreme. Ad aiutarlo in questi primi momenti critici c’è il capitano Misato Katsuragi e la scienziata Ritsuko Akagi. Misato è quello che potremmo definire il primo ed unico personaggio della storia che prova ad essere amichevole verso Shinji. Il povero ragazzo è costretto a pilotato un robot senza avere la minima di come fare, inoltre rappresenta l’ultima speranza di vita per il genere umano. Tutte queste pressioni si traducono in continui momenti di panico del protagonista, anche se man mano riesce a reagire e superare queste difficoltà. In effetti le tre battaglie contro gli Angeli possono rappresentare anche un percorso di crescita per Shinji: all’inizio comincia ad aprirsi con Misato ed in parte col padre, poi con i suoi amici di scuola ed infine si apre con Rei a cui è molto affezionato.

“L’Eva è il mio legame…con tutti. Non ho nient’altro.”

La battaglia finale, esattamente come nella serie madre, è l’apice narrativo ed estetico del film. Dalle silhouette iniziali dei protagonisti nella lunga notte che li attende, al caos finale di un Giappone devastato dagli attacchi di Ramiel.
Inoltre riprendendo lo stile classico delle opere di Anno, viene dedicato ampio spazio ai preparativi militari e tecnologici che accompagnano questa grande battaglia (e non solo). Possono sembrare inutili, ma sono proprio questi momenti che rendono il world building di Evangelion assolutamente perfetto. Non c’interessano tutti questi dettagli, ma vengono messi in scene che accompagnano il classico build-up narrativo necessario per dare peso alla sceneggiatura.

E’ in questo arco narrativo, inoltre, che vengono alla luce alcuni importanti momenti narrativi e non solo.
Ci viene mostrata Lilith, il secondo Angelo che ha dato la vita alla razza umana. E’ Misato a rivelarci la natura umana in totale differenza rispetto alla serie originale, dove quest’ultima non era affatto a conoscenza di tali segreti.

Un altro aspetto importante è quando Rei si apre con Shinji, così facendo il legame tra i due cresce ancora di più. Nel finale della battaglia viene riproposta la scena in cui Shinji cerca di salvare Rei esattamente come Gendo qualche tempo prima. La differenza è che questa volta Rei sembra essere felice per Shinji e non perché in lui rivede il padre.
In entrambe queste due occasioni ci viene mostrato un lato decisamente nuovo del carattere di Shinji, ovvero il suo essere vicino fisicamente a Misato e Rei. Il semplice tenersi per mano diventa significativo, soprattutto se nella originale i personaggi erano quasi sempre distaccati.

Il risveglio del ragazzo lunare

Il film non finisce qui e ci viene introdotto il personaggio di Kaworu Nagisa, un enigmatico ragazzo che si trova in una base lunare delle SEELE ed è vicino ad un Angelo simile a Lilith. Ha pochissime frasi in questo suo ingresso narrativo, eppure riesce a catturare l’attenzione di tutti in quanto è come se fosse cosciente degli eventi passati della serie originale.
La vera natura di questo personaggio verrà esplorata nei prossimi film della serie.

Appuntamento al film 2.0 “You Can (Not) Advance”.

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