Reminescence: Il Neo-noir che non colpisce

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Per il suo debutto alla regia Lisa Joy ci propone una nuova veste del cinema Noir, purtroppo con diversi difetti.
Dopo aver dimostrato la sua bravura con la serie Westworld, ora arriva nel mondo del cinema con Reminscence – Frammenti del Passato.
Per una buona parte della visione sembra rivedere diversi film ben più noti e riusciti di questo, il tutto perché la pellicola riutilizza tante soluzione narrative già viste in film come InceptionBlade Runner. Insomma potremmo dire che forse manca un po’ di originalità alla pellicola, anche se tecnicamente non è così.
La sceneggiatura è ben scritta, ma in tante occasione si perde nel non dare modo di emergere al mondo narrativo in cui i personaggi vivono. In questo modo finiamo per concentrarci troppo sui personaggi e siamo portati a riconoscerne i pattern narrativi.

La nuova Miami che fa da sfondo agli eventi

Tuttavia il film fa il suo dovere per differenziarsi almeno sul lato stilistico ed estetico, rientrando pienamente nel filone dei film Neo-noir.
Una differenza sostanziale rispetto a film simili è che qui il suo world building non si espande mai. In questo modo, ciò che ci rimane è solamente un fondale che aggiunge poco o nulla all’esperienza visiva. Una scelta decisamente strana, soprattutto se consideriamo che il genere Noir faceva dell’estetica uno dei suoi punti di forza.
Gli altri aspetti del genere più legati alla parte narrativa, invece, sono tutti ben sviluppati nel film. Dai personaggi allo stile della narrazione, non c’è mai un qualcosa fuori posto.
Abbiamo il classico protagonista solitario interpretato da Hugh Jackman, il quale fa anche da voce narrante alla storia. Non manca poi il mondo poliziesco a cui il protagonista è legato come consulente esterno. La donna centrale della vicenda è interpretata da Rebecca Ferguson, la quale fa da collante a tutti gli eventi. Anche le armi sono presenti nel film, in una veste molto minimale seppur il film sia futuristico. Infine la pioggia e le scene in notturne, invece, sono state riadattate in un modo del tutto particolare.

La trama è ambientata in un futuro prossimo dove i cambiamenti climatici hanno causato l’allagamento quasi totale di Miami (e sicuramente del resto mondo, anche se non viene citato). Inoltre le temperature diurne sono molto più caldi e così la maggior parte delle persone si è abituata a vivere durante la notte. Nick Bannister e la socia Emily “Watts” (Thandiwe Newton) gestiscono una società che permette alle persone di rivivere il loro passato, il tutto grazie ad una macchina speciale. A cambiare per sempre la vita di Nick sarà l’incontro con Mae, la quale gli farà conoscere solo una piccola parte di sé stessa prima di sparire nel nulla. Mesi dopo Nick è ancora tormentato dai ricordi di Mae, così decide di farsi strada attraverso la criminalità organizzata e la corruzione di Miami per trovarla. Nella sua ricerca scoprirà a poco a poco che dietro la sua semplice amante, c’era una donna dalla vita molto più complessa e sfaccettata di quello che sembrava.

Passato e presente si uniscono grazie agli ologrammi

In precedenza ho accennato che il world building della trama non si espande, ecco questo difetto coinvolge anche le caratterizzazioni dei personaggi. Molte volte nel film viene accennata una guerra che ha costretto la maggior parte della popolazione ad essere divisa tra soldati e civili non adatti al conflitto. Purtroppo non ci viene mai spiegato qualcosa di più, eppure molte volte il fatto che Nick sia un ex veterano di questa guerra è una parte importante di trama. Ad esempio una volta gli viene risparmiata la vita in segno di rispetto, ma non ci viene mai rivelato cos’abbia realmente fatto durante quel periodo. Inoltre se all’apparenza Nick sembra una persona decisamente esperta, nelle scene d’azione è quasi sempre in difficoltà senza un motivo apparente. Probabilmente è stata una scelta condivisa con l’attore, ma risulta davvero poco credibile considerato il background del personaggio. E’ un peccato perché alcune scene d’azione accattivanti ci sono, soprattutto una con la collega “Watts”.

Il tema portante del film è la nostalgia che colpisce in modi diversi il protagonista. All’inizio la utilizza come fonte di guadagno, facendo rivivere i ricordi alle persone con una macchina speciale. Successivamente il passato comincia a tormentarlo perché è fin troppo legati ai ricordi con Mae, così finisce per riviverli di continuo.
Questa nostalgia della donna lo condurranno verso una lenta ed inevitabile autodistruzione di sé stesso.
Anche altri personaggi seguono una sorte simile, ma c’è chi riesce ad usare il suo passato per diventare una persona migliore.

A livello tematico la storia è divisa in due atti: la prima è più incentrata sulla ricerca di Mae, mentre la seconda è un viaggio nella sua psiche per capire che tipo di persona sia. Il fatto di scoprire la verità attraverso la macchina speciale usata di Nick ci permette di avere diversi punti di vista del tutto originali nella storia. Rivivendo il passato di diverse persone, l’indagine di Nick prende letteralmente vita attraverso degli ologrammi. Una scelta che funziona in queste sequenze è l’utilizzo della prima persona nelle inquadrature.
La visione del passato diventa così un motivo per svelare un presente pieno di mistero, esattamente come quanto viene fatto nella serie videoludica di Assassin’s Creed con l’Animus.

E’ doveroso citare anche le fantastiche performance attoriali dei due attori principali Hugh Jackman e Rebecca Ferguson. Dopo una vita passata ad interpretare il supereroe Wolverine, qui vediamo l’attore australiano in un ruolo decisamente più drammatico. L’attrice, invece, ricopre il ruolo di femme fatale nella storia.
La donna a catturare l’interesse del protagonista e man mano lo fa cadere in disgrazia (non volutamente in questo caso), inoltre il suo sex appeal mette in risalto il personaggio in un contesto sociale dove la malavita e la corruzione sono ad ogni livello.
Nonostante la natura piuttosto tragica del film e del genere a cui fa riferimento, è curioso che il finale sia più positivo di quanto ci si potesse aspettare.

Sul lato tecnico la regia e la fotografia del film non usano scelte così accattivanti com’era lecito aspettarsi da un film di questo tipo. Gli effetti speciali, invece, sono usati tutti magistralmente per rendere le scene molto credibili, soprattutto quelle con gli ologrammi. La colonna sonora curata da Ramin Djawadi è di buon livello e cattura perfettamente l’atmosfera malinconica e nostalgica del racconto.

Insomma il film ha i suoi punti di forza, ma alla fine vengono messi in cattiva luce da tutto il resto. Nonostante nella produzione ci sia una buona parte del team che ha reso Westworld una delle serie più apprezzate negli ultimi anni, qui si è deciso di non osare alla stessa maniera. Si è puntato per lo più a rimaneggiare un qualcosa di già visto, quando si poteva fare molto di più o comunque migliorare quanto di buono c’è nel film.

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