Rebuild of Evangelion 3.0+1.0 – Il terzo finale è quello giusto

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Il terzo finale di Evangelion è decisamente quello definitivo per un franchise che ha segnato profondamente il mondo dell’animazione. Il film 3.0+1.0 rielabora quanto visto nei finali dell’anime e del film End per offrire una nuova prospettiva a tutti i suoi protagonisti e forse anche allo stesso creatore.
Il primo finale era arrivavo al termine dell’anime, il quale era stato colpito da una produzione piuttosto travagliata. Nonostante questi problemi la Gainax (lo studio originale) e soprattutto il creatore Hideaki Anno hanno sfruttato al meglio la loro creatività per sovvertire qualsiasi problema. Riutilizzando scene, animazioni e alcune volte realizzando scene molto minimali e psicologiche l’anime aveva trovato una seconda vita molto più artistica rispetto ai primi episodi. Insomma fecero di necessità virtù, creando un vero e proprio stile per lo studio che rimarrà nella cultura di massa giapponese e non solo. Il finale dell’anime, dunque, rispecchia appieno questa nuova verve creativa: negli ultimi due episodi vi sono solamente analisi psicologiche dei personaggi, senza mai farci intendere cosa stia accadendo nella realtà. E’ sicuramente una scelta audace e che è stata apprezzata dalla maggior parte della critica, anche se io ricordo che a primo impatto rimasi un po’ deluso da questa scelta narrativa. Il voler fermare il racconto per analizzare e dare un introspezione definitiva ai personaggi ci poteva stare (del resto si era già vista negli episodi precedenti), tuttavia lasciare la storia senza alcuna conclusione era davvero un peccato per le potenzialità del prodotto.

Un aspetto che colpisce di questo finale è il suo voler essere positivo, in netto contrasto con la tragicità degli eventi narrati nella serie. I personaggi riescono finalmente a capire il proprio animo e anche quello degli altri, anche se come detto tutto questo non ha però un risvolto all’esterno di questo teatro interiore.

“Congratulazioni!”

La stessa produzione si rese conto che dato il successo dell’anime era doveroso dare un finale concreto al racconto, così 2 anni dopo nel ’97 arriva il film End of Evangelion.
Il film è essenzialmente una riscrittura degli ultimi 2 episodi dell’anime, mostrandoci l’altra faccia della medaglia durante il Perfezionamento dell’Uomo. Essenzialmente Rei/Lilith attua il piano il Perfezionamento, ma segue i desideri di Shinji e non di Gendo o della SEELE. Nel caos e traumi psichedelici che ne conseguono, Shinji prima dice di voler far morire ogni forma di vita sulla Terra e poi torna sui suoi passi. Arrivando ad accettare se stesso, esattamente come nell’anime, decide di darsi un’altra opportunità e anche agli altri. Nel finale lo si vede in una spiaggia devastata dal Third Impact, assieme a lui c’è anche Asuka che in qualche modo è sopravvissuta a tutto. Il film e la trama originale di Evangelion si chiudono con Shinji che cerca di strangolare Asuka per cercare di provare che quest’ultima sia reale. Questa scena è ancora oggetto di dibattito anche a distanza di così tanti anni dall’uscita, soprattutto a causa del finale aperto. Evitando una chiusura decisiva alle vicende, Anno ha essenzialmente lasciato la porta aperta a qualcos’altro.

Kimochi warui

Una volta rivelato il progetto Rebuild, i fan hanno cominciato a tirare fuori la Teoria del Loop, ovvero credendo che le trame della serie e dei film siano unite dal continuo ripetersi degli eventi. A prova di tutto ciò ci sono alcuni dettagli dei primi 3 film della serie Rebuild e anche alcune dichiarazioni di Hideaki Anno, la più celebre fu “Evangelion è una storia che si ripete“. A prescindere dall’esattezza o meno della teoria, Anno si riferiva decisamente ai temi narrativi della sua opera: i personaggi devono affrontare più e più volte i loro problemi per cercare di superarli, così ogni volta che uno di loro riusciva a fare un passo avanti era poi costretto a tornare al punto di partenza (o peggio). Ripercorrendo anche le proprie sensazioni durante dei periodi non facili, Anno è così riuscito a creare un’opera incentrata più sull’introspezione psicologica umana e non un semplice show d’intrattenimento con robottoni fantastici (insomma i classici anime mecha degli anni ’90). Il voler creare qualcosa di diverso ha influenzato moltissimo l’anime e anche i film successivi, per via di questo il creatore ha preferito prendersi il suo tempo per arrivare ad un finale ancor più definitivo per il suo franchise.
Ciò che ha contraddistinto più di ogni altra cosa la release di 3.0+1.0 è stata infatti l’attesa di quasi 10 anni per vederlo su schermo. Un tempo di gestazione così lungo e intervallato da diversi progetti (uno su tutti Shin Godzilla), in aggiunta ad una crescita personale di Anno stesso. I primi due finali sono anche il risultato di voler portare su schermo le sue sensazioni patite durante un lungo periodo di depressione, forse è anche per questo che non ho mai apprezzato a dovere quanto visto (evidentemente l’intento era quello). Una cosa, però, bisogna dirla: i primi due finali erano molto più coerenti e legati alla storia, mentre invece quello di 3.0+1.0 si prende così tante libertà da renderlo un film quasi a sè.

Per spiegare al meglio cosa intendo, è doveroso fare un contesto generale agli eventi precedenti e quelli narrati nel film.
Preparandomi alla visione di 3.0+1.0 ho fatto un rewatch dei precedenti film, qui trovate le varie analisi, ed il lavoro svolto in questo film non è affatto quello di un semplice sequel conclusivo. Nonostante sappiamo fin dall’inizio come dovrebbero svolgersi gli eventi finali del film, è chiaro che le sorprese sono sempre dietro l’angolo. A prova di tutto ciò c’è la netta divisione in atti della sceneggiatura: la prima è molto calma e ci permette di riscoprire ancora una volta i personaggi, la seconda è tutta dedicata all’azione frenetica e la terza è un lungo epilogo a tutto il franchise.
In questo caso il lavoro svolto dallo Studio Khara è davvero di ottima fattura: non ci lasciamo andare alla tristezza come Shinji (anche perché ci siamo già passati in End), ma ci concediamo un’oretta di tranquillità nel mondo post Third Impact di questo Rebuild. A differenza di quanto mostrato in 3.0 c’è ancora speranza per l’umanità e l’incipit è la chiave di lettura in questo senso: gli sforzi della WILLE a Parigi ci mostrano che possiamo sempre opporci ad un destino infausto, basta prendere i remi della nostra vita senza mai arrendersi o fuggire davanti agli ostacoli.
Rivedendo vecchi e nuovi personaggi, quest’ora iniziale è decisamente un bel modo di cominciare la visione e dà il giusto alternarsi agli eventi che la seguiranno.

I ragazzi dal destino programmato

Per quanto riguarda i personaggi è giusto citare la grande caratterizzazione dell’ennesima incarnazione di Rei, la quale ci mostra il suo lato umano in delle sequenze davvero speciali. Nonostante i dettami della trama, questo personaggio continua a catturare il cuore di tutti gli spettatori con la sua naturalezza. Anche Asuka è molto più espansiva in questo frangente (forse anche troppo, ma hey il fan service ci sta), purtroppo però nella seconda parte della trama ci sarà un plot twist che non ho molto apprezzato. E’ un po’ strano che siano riusciti a far regredire la sua caratterizzazione in favore di quella di Mari, anche se quest’ultima continua ad essere una mina vagante nel racconto. Il film non approfondisce mai chi sia o quali siano le sue motivazioni, anche se alla fine il suo ruolo è centrale nel finale.
Shinji, invece, viene messo in secondo piano diverse volte, ma alla fine è lui che si prende tutta la scena. Arrivando alla fine del suo percorso di crescita, riesce ad affrontare tutto ciò che ha di fronte. Era una vita che tutti si aspettavano da lui questo passo per diventare “adulto” e finalmente è arrivato, alla fine siamo tutti cresciuti con lui in questi anni.

La seconda parte del film, come detto, è quella dedicata agli scontri più frenetici e qui non mancano le scene decisamente più spettacolari del film. L’animazione, la colonna sonora, la regia, la fotografia ed il voice acting sono tutti eccellenti. Un applauso bisogna farlo anche a chi ha curato la versione italiana con i dialoghi ed un doppiaggio anch’essi eccelsi. Siamo ben lontani dalle pessime figure di qualche anno fa.
Nella battaglia tra la WILLE e la NERV è chiaro che il film punti più volte a reintrodurre la minaccia incombente del Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo e l’Impact che ne consegue. Vengono introdotti diversi nuovi nemici, diverse modifiche agli Eva (alcune fatte anche per omaggiare grandi classici dell’animazione giapponese) ed il mondo narrativo diventa ancor più complicato di quanto visto in passato. Nello stile classico di Evangelion, riceviamo su schermo così tante nuovi informazioni che è difficile capire esattamente tutto. E’ sempre stato questo il gioco del franchise, siamo noi spettatori a dover far emergere un qualcos’altro rispetto ai temi centrali dell’opera. Tutti gli elementi secondari, il world building e l’eccessiva attenzione ai dettagli servono a questo. Non voglio soffermarmi molto nello riassumere la trama, anche se è giusto citarne alcuni aspetti. La maggior parte dei dettagli narrativi introdotti in quest’ultimo capitolo, soprattutto in questa seconda parte, chiedono fin troppa sospensione dell’incredulità agli spettatori. Come analizzato da diversi fan online, siamo ben lontani dai limiti tecnologici della serie originale e dei primi 2 film. I 14 anni di time-jump ed il Third Impact non hanno in alcun modo fermato il progresso tecnologico, arrivato a tal punto da non avere quasi più limiti. Tutto si può realizzare, dalle nuovissime Eva-Series della NERV all’ overlapping dell’Eva-08 con altre unità. Come se tutto ciò non bastasse, altri mirabolanti aggiunte narrative sono: la terza lancia Gaius creata dall’unione delle altre due, Gendo che diventa l’Angelo finale, l’anima della vecchia Rei è ancora “viva” nell’Eva-01, il padre di Misato che si rivela essere cattivo, ritorna una Rei/Lilith gigante con un volto umano alquanto creepy, esiste un Universo Negativo dove l’LCL dà forma alla percezione e Asuka è un clone esattamente come Rei.
Ecco quest’ultima rivelazione stona moltissimo rispetto al resto, Asuka è già un personaggio unico e secondo me non necessitava di un ulteriore layer narrativo.

Combattimenti aerei e spirali

Verso la fine di questa parte comincia anche un tipo di fan service che va ben oltre la sceneggiatura del Rebuild, nello specifico nella scena in cui Ritsuko spara a Gendo. Nell’anime originale e in End la donna aveva una storia ben diversa da quella del Rebuild, così colpisce molto come quest’ultima versione disprezzi così tanto Gendo da sparargli senza pensarci troppo. Questa scena, dunque, non ha apparentemente senso nel Rebuild, mentre invece è piena di significato se si conosce la trama originale della serie.
I rimandi visivi e metanarrativi diventano a tutti gli effetti la nuova chiave di lettura del film, in questo modo il prodotto prende nuova vita e ci permette di analizzare tutto il franchise di Evangelion e non solo la serie Rebuild.

La terza ed ultima parte è fatta quasi esclusivamente di questi riferimenti metanarrativi, soprattutto nella battaglia psicologica tra padre e figlio nell’Universo Negativo. Più che battaglia vera e propria, è un dialogo dove i due personaggi cercano d’imporre le proprie idee, una cosa piuttosto inedita. Ci vengono mostrate diverse scene dove le unità Eva-01 e 13 combattono all’interno di ambientazioni iconiche del franchise, un modo come un altro per salutare quanto abbiamo amato con uno scontro decisamente unico. A questo va ad aggiungersi l’inedita introspettiva psicologica di Gendo, la quale ci permette di scoprire il suo vissuto: finalmente scopriamo le sue motivazioni per opporsi alla continuità della vita umana e della sua ricerca di un’utopia così estrema come quella del Perfezionamento dell’Uomo. E’ lo stesso Gendo a raccontare i dubbi che aveva da ragazzo, le sue ossessioni, i suoi problemi nel relazionarsi, l’amore verso Yui ed il desiderio incondizionato di congiungersi a lei anche dopo la morte. In tutto ciò si ricrea ancora una volta il teatro psicologico simile al finale dell’anime. In questa ennesima ripetizione i personaggi, ancora una volta, scoprono le carte in modo che possiamo davvero capire le loro scelte. Ci sono diverse scene molto interessanti con Kaworu, qui il ragazzo ammette di aver sbagliato e di cercare solamente la sua felicità. Ci viene anche rivelato che Kaworu è immortale, forse per questo era cosciente degli eventi dell’anime. Tutte queste analisi psicologiche ci rivelano l’imperfezione strettamente umana dei nostri personaggi preferiti e sono anche un bel modo per salutarli un’ultima volta, ormai manca davvero poco alla chiusura finale. Per chiudere il cerchio vengono anche riutilizzate alcune scelte estetiche di End of Evangelion, ma la novità è che queste le vediamo sotto una luce ben più positiva rispetto al passato.

Una spiaggia conosciuta

Per quanto riguarda la trama, Shinji decide di voler cambiare radicalmente il mondo durante il Perfezionamento. Per dare a tutti una vita senza esperienze tragiche o altro è necessario sacrificare gli Evangelion, tutti devono essere distrutti. Essenzialmente per far tornare tutti i suoi amici (e anche noi spettatori) alla realtà dopo aver visto questo mondo fantasy, è necessaria una nuova genesi o meglio un “Neon Genesis” come il titolo dell’anime originale. Gendo e Yui usano le unità Eva-01 e 13 per ricongiungersi un’ultima volta e usano la nuova lancia per distruggere gli Eva, così permettono anche a Shinji di salvarsi e continuare a vivere.
Nel finale vediamo la città natale di Hideaki Anno Ube, nel sud del Giappone, ai giorni nostri e qui ritroviamo i nostri children. Rei, Kaworu e Asuka sono degli adulti ormai e aspettano un treno alla stazione ferroviaria. Poco distante c’è anche un Shinji più adulto, con ancora al collo il DSS Chocker. Arriva Mari a raggiungerlo e lui la riconosce subito, dimostrando molta più sicurezza di sè rispetto al passato. Mari gli toglie il DSS Chocker, ormai non serve più dato che gli Eva non esistono in questo nuovo universo. Nell’ultima scena i due corrono via verso il loro nuovo futuro.
Unendo i disegni dei personaggi alle riprese reali della città, l’animazione e la fantasia di Evangelion entrano nella nostra realtà in una sequenza metafilmica di pregevole fattura.

In questo modo Hideaki Anno decide di chiudere il progetto che ha segnato più di tutti la sua vita: tutti i personaggi hanno una conclusione in un finale positivo, inoltre vi è un ritorno alla realtà e alla vita dopo anni e anni di depressione che hanno colpito uno dei più grandi artisti dell’animazione.

Can you give me one last kiss?

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