Pensavo fosse amore…invece era un calesse: l’amore secondo Troisi

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Nel 1991, tre anni prima che uscisse il suo ultimo film “Il Postino“, Massimo Troisi filmava la sua ultima regia con Pensavo fosse amore…invece era un calesse, scritto insieme ad Anna Pavignano, sua compagna di vita.

Il film non è assolutamente un film d’amore, né la storia di due fidanzati. Tommaso e Cecilia, stanno per sposarsi e, invece, già nei primi 30 minuti del film, si lasciano, hanno altre storie ma alla fine si ritrovano, per non lasciarsi forse mai più, ma non da sposati, non da marito e moglie.

Non è quindi un film totale sull’amore, è una sorta di monografia in cui l’incertezza amorosa si moltiplica.

Il film di Troisi appare, quindi, come un manuale d’amore per animi dubbiosi, per amanti insicuri che hanno molti interrogativi, con nessuna risposta o, forse anche meglio, con molte risposte ma tutte contraddittorie, come contraddittoria è la nostra stessa esistenza in cui l’amore occupa una parte fondamentale.

Pensavo fosse amore…invece era un calesse è un film d’impostazione teatrale e ricorda le origini dell’attore napoletano. E’ quasi una scusa per sfoggiare il campionario mimico e le gag malinconiche di Troisi.
Soltanto Troisi, Benigni, Nuti e prima di loro Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, hanno saputo fare operazioni simili, estraendo la comicità da loro stessi, da volti deformati in smorfie surreali finalizzate alla costruzione di una storia.
La sceneggiatura invece è soffusa da una filosofia partenopea, arricchita da gag ironiche ma struggenti, a tratti beffarde, prelevate dalla vita quotidiana.
Il regista e la sceneggiatrice vogliono dire che uomo e donna sono due mondi incomunicabili, difficilmente compatibili e inadatti a vivere insieme. Troisi interpreta il ruolo tipico da uomo immaturo, debole, imbranato con le donne.
Francesca Neri, invece, interpreta con bravura il ruolo da donna nevrotica, insicura anche lei, gelosa. Prima è Cecilia a dubitare riguardo l’idea di sposarsi, ma alla fine del film è Tommaso che la lascia sola in chiesa con il vestito bianco e il bouquet.
Da citare anche il ruolo da spalla comica dell’attore Marco Messeri, spesso presente nei film di Troisi, che qui interpreta Enea, secondo fidanzato di Cecilia e del quale tutti provano ammirazione, sia fisica che caratteriale, tranne il geloso Tommaso che non capisce il perché di tale ammirazione, tanto che le sequenze e gag più divertenti saranno per lo più queste di confusione di Tommaso. Questo per dire che la sceneggiatura, a mio parere, è forse la più debole dell’intera filmografia di Troisi, ma trasuda di filosofia.
Filosofia che i personaggi vogliono far trasparire è che ci si sposa quando ci si dovrebbe lasciare, si fanno i figli quando c’è una crisi e, infine, ci si sopporta perché tanto si è vecchi. Considerazioni amare, ma spesso vere.

Da citare, infine ma non per ultima, la musica partenopea di Pino Daniele, amico di Massimo, che compose “Quando” proprio per il suddetto film. La canzone accompagna tutto il film, sin dai titoli di testa con la sua strumentale, fino alla fine, alla scena finale in cui, noi spettatori, assistiamo alle poche, e pure, sequenze cinematografiche della pellicola, in cui vediamo Francesca Neri vagare per le strade della bellissima Napoli con il suo vestito bianco da sposa mancata.

Pensavo fosse amore… invece era un calesse è un film d’impostazione teatrale che ricorda le origini dell’attore napoletano (pensiamo a La smorfia), costruito con cura intorno alla forte personalità di Troisi, davvero improponibile senza la sua presenza magnetica. Il film è quasi una scusa per sfoggiare il campionario mimico e le gag malinconiche di un attore straordinario che culminerà la sua carriera due anni dopo, col suo ultimo film e lascito cinematografico Il Postino, dove Troisi si stacca dal Tommaso di Pensavo fosse amore…, non è più una maschera mimica, ma, come Tommaso, rimane un inguaribile romantico, probabilmente più di Pablo Neruda stesso interpretato da Philippe Noiret.

Troisi continua ad esprimere, oltre ad una ricca vitalità artistica che si esemplifica soprattutto nei suoi celebri monologhi e dialoghi, soprattutto quello finale, la cultura del popolo napoletano, qui confermata dalla presenza di Pino Daniele. Solo entrando in quest’ottica si può capire sino in fondo il suo cinema, che è basato sul gusto del paradosso e della diversità che sono propri di Napoli e del Mezzogiorno. Pensavo fosse amore…invece era un calesse è un film che si divide tra teatro e cinema e Troisi è irripetibile, proprio come la sua gestualità teatrale, seconda solo a quella di Totò.

In conclusione, Pensavo fosse amore… invece era un calesse si scinde tra teatro e cinema, nel quale possiamo godere di due grandi interpretazioni, anche se la sceneggiatura, rispetto agli altri è, probabilmente, la più debole, ma resta comunque un grande film “non d’amore, sull’amore”. Da rivedere.

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