La serialità televisiva ai tempi del binge watching

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Negli ultimi 15 anni le modalità di fruizione delle serie tv sono cambiate drasticamente a livello globale. Con l’evolversi delle tecnologie televisive, l’arrivo dei social, i vari siti di torrent, i siti dedicati al fansubbing ecc., il semplice sintonizzarsi e vedere un episodio a settimana è diventata una pratica ormai obsoleta per la maggior parte del pubblico.

Sono ben lontani i tempi in cui gli unici modi per recuperare gli episodi bisogna aspettava una replica o avere la fortuna di poter registrare la diretta. Cronologicamente direi che la prima rivoluzione in questo senso fu l’arrivo dei siti di torrent tra la fine degli anni ’90 ed i primi anni 2000, i quali sfruttavano appunto le registrazioni delle puntate per poi remixarle e renderle disponibili online. Oggi questa pratica esiste ancora, ma è diventata molto più complessa. Man mano ci si è spostati nel “rippare” i file audio/video in diverse qualità e da più fonti (dvd, blu ray, servizi streaming, ecc.). Io stesso ne faccio uso quando non ci sono altri mezzi per vedere alcuni programmi, del resto il mercato delle licenze è sempre un terno al lotto in qualsiasi paese che non sia quello d’origine.
Nel 2004 la ABC pubblica Lost, una delle serie tv più apprezzate e importanti nella storia del piccolo schermo. Con questa serie il semplice avere accesso alle puntate poco dopo la messa in onda in America non basta più, del resto non tutti hanno una padronanza dell’inglese tale da poter comprendere i dialoghi originali (la trama era leggermente complicata). E’ in questo momento che sotto i riflettori finiscono i vari siti di fansubbing, ovvero persone comuni che si organizzano nel trascrivere una traduzione completa di tutti i dialoghi dei vari episodi. E’ in questi anni che nasce l’ormai defunto sito di Italian Subs: il sito più famoso in Italia dedicato al fansubbing nei suoi primi anni. La maggior parte delle serie, inclusa Lost, grazie a questo fenomeno del web diventano accessibili a migliaia (se non milioni) di utenti che possono godersi i nuovi episodi a poche ore dalla trasmissione originale con i sottotitoli completi. Quest’operazione di sottotitolatura diventerà così tanto una consuetudine che persino le varie emittenti televisive cominciano ad usarla. In Italia Sky è stata la prima a proporre la versione sottotitolata di alcune serie sui canali FOX. In occasione di alcuni eventi specifici, si e arrivato anche a fornire la diretta stesse delle puntate in contemporanea con gli USA. Ricordo di averne usufruito nel lontano 2010 quando venne trasmesso il finale di Lost alle 4 del mattino, mentre più di recente è stato usato per mandare in onda le puntate dell’ottava stagione di Game of Thrones.
Fuori dal campo delle serie tv più “canoniche”, anche il mondo degli anime inizierà a seguire il trend dei sottotitoli come una delle forme principali di fruizione per gli utenti occidentali. In precedenza l’arrivo degli anime in mercati fuori dal Giappone avveniva sempre con forti censure, le quali finivano per snaturare quasi completamente i vari prodotti. I sottotitoli, in questo contesto, sono stati una manna dal cielo perché hanno permesso agli utenti di poter vedere le loro serie animate preferite in versione originale. Con l’arrivo dei servizi di streaming, cominciano anche ad arrivare le release ufficiali degli episodi sottotitolati anche a poca distanza dalla messa in onda in Giappone (vedasi Crunchyroll in America con Attack on Titan).
I sottotitoli non sono però l’unico modo per vedere in anteprima gli episodi rilasciati, alcune volte capita che tramite un abbonamento è possibile vederli ben una settimana prima (vedasi AMC+ in America) o capita di poter avere la versione doppiata in italiano a meno di 24 ore da quella originale (The Walking Dead su FOX Italia). Insomma il mercato televisivo si è dimostrato agile nell’adattarsi e venire incontro ai consumatori, ai quali non è più richiesto di trovare soluzioni alternative per vedere i loro contenuti preferiti.

Cambiando la modalità di accesso ai contenuti, cambiano anche le nostre abitudini di visione. Tra i tantissimi prodotti sul mercato, alcuni più di altri, si prestano ad una visione continuata e senza sosta quando la loro pubblicazione è già avvenuta da tempo. Così nasce il binge watching: la classica maratona.
Una volta diventato virale, il binge watching ha iniziato anche ad influenzare la produzione stessa delle serie tv. Dato il proliferarsi di contenuti originali e non sui servizi di streaming, tantissime serie sono state riadattate a questo modello di fruizione. Tuttavia quella che può sembrare una normale ed eventuale evoluzione del media, ha generato anche il degradarsi delle varie esperienze narrative.

Jack Bauer (Kiefer Sutherland) nella seconda stagione di 24 (2003)

Di primo impatto la cosa che viene a perdersi con una visione senza sosta degli episodi è il cliffhanger, uno strumento narrativo usato per mantenere alto l’interesse degli spettatori. Dato che in quasi tutte le serie una gran parte del pubblico si perde durante la messa in onda degli episodi, era necessario cercare di arginare il problema in qualche modo. Oltre al classico cliffhanger, c’erano anche altri modi per evitare la perdita di telespettatori: produrre serie con un numero limitato di episodi, creandone altre senza una trama continuativa (es. le comedy) o usare alcuni episodi chiamati “Monster of the week“. Questo termine è nato con la serie cult degli anni ’90 X-Files, la quale utilizzava questi episodi filler e altri detti “Antologici” in cui la trama corale della serie andava avanti. Purtroppo con l’aumentare dei costi e la perdita di telespettatori del piccolo schermo, al giorno d’oggi solo il primo metodo funziona ancora nella maggior parte dei casi.
Oltre alla narrazione, questo nuovo modo di vedere le serie tv va anche ad influire le serie più classiche. Non è un caso che molti utenti oggi preferiscano avere a disposizione tutti gli episodi prima di fare una classica maratona, in questo modo però si perdono tutti quegli aspetti che rendono la visione settimanale molto più significativa. Lost non sarebbe mai potuta diventare una serie cult con il binge watching sfrenato di oggi, così come Breaking Bad, Game of Thrones, I Soprano, Twin Peaks, Mr. Robot, ecc.
Grazie a tutti questi prodotti il piccolo schermo si è evoluto tantissimo e questo ha riportato in auge l’interesse per questo genere d’intrattenimento, soprattutto grazie alla messa in onda settimanale.

Dall’altra faccia della medaglia, però, ci sono anche quelle serie che non risentono di questo problema. Una di queste è stata un fenomeno televisivo negli anni 2000, ovvero 24 prodotta dalla Fox. La particolarità di questa serie era di avere 24 episodi fissi, ognuno dei quali raccontava le vicende dei protagonisti nell’arco di un’ora. Il binge watching, in questo caso, non fa altro che immedesimarci ancora di più nelle avventure che stiamo vedendo. Inoltre dato che la serie si muove con constanti sotto-trame e crisi narrative, non c’è mai il momento per fermarsi troppo e fare congetture sugli eventi. L’attenzione degli spettatori in questo caso è rivolta esclusivamente sui plot twist e le reazioni del cast. Un’altra serie drammatica che riesce a beneficiare del binge watching è la più contemporanea The Witcher prodotta da Netflix. In questo caso la visione senza sosta ci permette di apprezzare a pieno la sua sceneggiatura frammentata, la quale alterna continui alti e bassi della narrazione. Peccato che il sottoscritto l’abbia scoperto solo rivedendo la serie e come me tanti altri utenti…almeno nella seconda stagione questo problema non dovrebbe esserci dato che la trama sarà più lineare, a detta degli sceneggiatori.

Netflix al momento è la piattaforma che produce il maggior numero di serie adatte al binge watching, soprattutto perché ormai si è creata una fetta d’utenza che preferisce questo genere di prodotti. Spostandoci su Amazon Prime Video possiamo vedere entrambe le release che di volta in volta cambiano in base alla serie, una scelta saggia che consente più elasticità anche per le produzioni.
In totale controtendenza è invece Disney+, la quale preferisce il rilascio settimanale dei contenuti. In questo modo la produzione degli episodi rimane “classica” ed allo stesso tempo le consente di mantenere alto l’interesse dei fan, per darvi un’idea Wandavision e The Falcon and the Winter Soldier sono stante in tendenza mondiale su Twitter ogni singola settimana per almeno 4 mesi in totale.

L’aspetto più positivo di tutta questa evoluzione dei contenuti e delle modalità di visione è sicuramente l’aumento nella diversificazione dei contenuti, così come anche il pubblico a cui rivolgersi.
Insomma il binge watching (e non solo) ha portato diversi benefici al piccolo schermo, ma bisogna saperlo dosare in quanto alcune volte può togliere molto alla visione.
A mio modo di vedere il futuro delle serie tv sarà sempre in mano al pubblico, a meno che non arrivi una nuova Lost a cambiare di nuove le carte in tavola come già successo tanti anni fa.
C’è chi ci aveva provato con anelli magici ed eventi catastrofici…speriamo di vedere in futuro qualcosa di decisamente più originale e sensato.

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