Invasion – Stagione 1 – Un potenziale inespresso

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Con un percorso decisamente altalenante si è conclusa la prima stagione di Invasion.
Nonostante un inizio decisamente al di sopra delle aspettative, purtroppo la serie si è un po’ persa lungo la strada. In molti si aspettavano un approccio molto più classico all’invasione aliena e così hanno fin da dubito criticato il ritmo lento delle vicende, un aspetto che invece mi aveva intrigato molto all’inizio.
La scelta di focalizzare il racconto esclusivamente sui personaggi funziona, ma andando avanti con gli episodi ci accorgiamo sempre di più come stiamo vedendo una piccolissima parte di questo epocale evento. Nonostante alcuni personaggi siano connessi molto più di altri agli alieni, la maggior parte del conflitto rimane sempre e solo fuori campo rispetto alla trama che viene raccontata.

L’appeal di raccontare storie intime con un setting sci-fi è forte, soprattutto se quest’ultime son ben realizzate. La serie di Simon Kinberg e David Weil ci riesce più di una volta nel farci affezionare ai suoi personaggi, ma nonostante tutto anche qui la sceneggiatura soffre di scelte davvero strane. La narrazione viene frammentata molte volte senza dei veri cliffhanger e così perdiamo l’impatto che alcune scene dovrebbero darci, soprattutto quando viene dato spazio a personaggi slegati da qualsiasi altra vicenda. Un’altra scelta che contraddistingue questa prima stagione è il fatto di voler minimizzare la minaccia extraterrestre sul piano visivo: gli alieni non si vedono quasi mai e quando finalmente appaiono non sono così intriganti come ci si poteva aspettare, inoltre il loro impatto in questa crisi mondiale è quantomeno atipico. Forse il problema più grande è che gli sceneggiatori non abbiano previsto in alcun modo un modus operandi per questi nemici, basti pensare che magicamente gli alieni possano stravolgere intere parti del globo e altre no senza alcuna spiegazione (in Giappone non c’è quasi traccia di loro).

Parlando dei personaggi, anche qui ci sono risultati altalenanti e non tutti contribuiscono a rendere il racconto interessante. Forse quello che più di tutti non funziona è il soldato Trevante (Shamier Anderson) in un disperato viaggio verso la propria casa. Per buona parte degli episodi c’è da chiedersi perché gli sceneggiatori abbiano deciso di dedicarsi così tanto a lui, soprattutto quando potevano dare spazio a personaggi più interessanti. Dato che si è capito fin da subito che mostrare una battaglie con gli alieni non era fattibile, seguire la storia di un militare alla deriva non è stato affatto così emozionante. Ci sono dei punti interessanti in cui vi è un confronto tra più culture, ma vedere la stessa situazione ripetersi più e più volte è decisamente noioso. Nel finale ha quasi un riscatto narrativo, ma il tutto è sembrato davvero fin troppo forzato e solo per dare un motivo al personaggio di essere presente nelle vicende.

Chi invece non ha sofferto di questo problema è Caspar Morrow (Billy Barratt), un ragazzo che soffre di epilessia e attacchi di panico. Nonostante all’inizio si fa sottomettere un po’ troppo da un gruppetto di bulli, durante la storia farà vedere tutto il suo coraggio in tante occasioni. Riprendendo molto il romanzo Il Signore delle Mosche (1954) di William Golding, il conflitto tra i giovani e le necessità che devono affrontare quando sono in pericolo funziona perfettamente con il contesto della serie. Nel corso delle puntate viene a crearsi un bel duo tra Caspar e Jamila Huston (India Brown), una ragazza che crede profondamente nelle capacità del ragazzo ed è pronta a seguirlo ovunque. In netto contrasto, invece, c’è l’ascesa e la caduta del “Re” Monty Cuttermill (Paddy Holland) che all’inizio sembra essere l’antagonista perfetto tra i giovani, salvo poi letteralmente sparire nel nulla senza alcuna redenzione.

Parlando invece di personaggi inutilizzati o che non c’è stato modo di analizzare a dovere abbiamo lo sceriffo Jim Bell (Sam Neill) e Hinata Murai (Rinko Kikuchi). Entrambi si sono visti per pochissimo lasciando un bel punto all’interno della trama, ma solo uno dei due ha continuato ad essere al centro delle vicende. La trama che seguiva Jim è stata infatti tagliata del tutto, così nessun personaggio si è rivisto negli altri episodi. In una serie che mette al centro della sua attenzione i propri personaggi, non mi sarei aspettato di veder tagliato un pezzo di trama presente nell’episodio pilota. La storia di Hinata, invece, è stata più avvincente ed è serviva per costruire tutto il percorso di Mitsuki (Shioli Kutsuna), tuttavia anche qui si è deciso di non voler raccontare qualcosa di troppo surreale e così il destino del personaggio non è cambiato affatto. Insomma la storia è rimasta ancorata al reame scientifico…o almeno così si era capito.

Una volta arrivati al finale, tutto comincia a cambiare: gli alieni riescono a mettere in contatto diversi personaggi e altri hanno anche una seconda possibilità senza una spiegazione chiara degli eventi. Una scelta interessante, ma che si scontra con l’inevitabilità degli eventi precedenti. Sembra, ancora una volta, che si sia deciso di cambiare in corso d’opera cosa vuole realmente narrare questa produzione.
A tutto ciò va ad aggiungersi anche un set-up narrativo non indifferente, evidentemente la produzione ha ambizioni ben più alte per la seconda stagione (o almeno la speranza è quella).

Nonostante le storie siano ben fatte, il pochissimo spazio lasciato al world bulding ed un racconto poco coeso rendono la trama decisamente difficile d’apprezzare. Forse la serie avrebbe potuto beneficiare di una programmazione più ristretta o quantomeno di non dover allungare troppo il racconto. La produzione del resto ha anche cercato di sperimentare un po’ con questo prodotto, basti pensare al sesto episodio “Home Invasion” molto più corto di tutti gli altri e dedicato ad un singolo evento all’interno della trama. Dai tratti più horror e con una lotta per la sopravvivenza, l’episodio è forse l’elemento più unico e degno di nota di queste prime puntate.

Andando oltre la narrazione, un aspetto che sicuramente non ha deluso è l’elevatissima attenzione al lato tecnico della serie. Regia, fotografia, effetti speciali e anche la colonna sonora sono tutte curate nei minimi dettagli. L’alto budget è stato sicuramente utilizzato al meglio, soprattutto se pensiamo a come sia stato necessario realizzare scene ambientate in diverse parti del mondo.
A tutto ciò bisogna anche aggiungere le grandi performance attoriali del cast: ogni personaggio viene raccontato in così tanti modi e sfaccettature che qualsiasi tipo di pubblico può relazionarsi con loro. Chissà se in futuro vedremo altri personaggi scritti e recitati così bene.

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