In viaggio con Pippo: il gioiello nascosto della Disney

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Pensando ai classici animati degli anni novanta (il periodo del cosiddetto Rinascimento Disney) la mente corre subito ai vari AladdinLa bella e la bestiaIl re leoneHerculesTarzan
Esiste però un gioiellino, meno iconografico e passato quasi inosservato al box office,
ancora oggi fedelmente scolpito nell’immaginario di chi come me è cresciuto in quegli anni. Sto parlando di A Goofy Movie, uscito nel 1995 (arrivato da noi un anno dopo col titolo In viaggio con Pippo).

Il film nasce dal successo ottenuto qualche anno prima dalla serie televisiva Ecco Pippo!.
Tale serie ebbe il merito di mostrarci lo stralunato compagno di avventure di Topolino e Paperino in una veste del tutto inedita: non più alle prese con fantasmi, balene, giganti, o altre strambe avventure in giro per il mondo, ma calato in un contesto il quale più che i cortometraggi classici degli anni trenta/quaranta, ricordava la tipica sitcom degli anni novanta. Pippo era infatti preso con le faccende della vita quotidiana, come il rapporto col turbolento figlio Max o lo scaltro vicino di casa Pietro Gambadilegno.
Va detto che già negli anni cinquanta ci fu un tentativo di “imborghesire” il personaggio, con la serie di cortometraggi dedicati a Mr. George Geef, un pippide parodia dell’uomo medio americano con le sue nevrosi. Se siete interessati a qualche titolo, vi consiglio: La fortuna viene e va (Get Rich Quick), Vietato fumare (No Smoking), Un weekend con papà (Father’s Week-End), Pippo e il dormire (How to Sleep).

Fatto sta che Ecco Pippo! ribadì in modo ulteriore l’enorme versatilità del nostro, cosicché la Disney decise che i tempi erano finalmente maturi per un intero film dedicato a Pippo. Ma l‘insuccesso di Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta, lungometraggio derivante dalla serie DuckTales, spinse gli studi a modificare in corsa i propri piani, cercando di staccarsi quanto possibile dall’universo di Ecco Pippo!.
Furono mantenuti solo alcuni elementi, che ne fanno un “ibrido” a metà strada tra piccolo schermo e opera cinematografica (non a caso il film è escluso dalla catalogazione ufficiale dei Classici Disney).
Nonostante ciò, anzi forse proprio per questo, il tutto funziona alla perfezione e il risultato è un prodotto non banale, ancora più profondo di quanto immediatamente percepibile, che ruota attorno all’eterno conflitto generazionale tra padre e figlio, due figure così vicine eppure così lontane.

A colpire principalmente è l’immenso lavoro fatto con Pippo, che resta sempre il solito inguaribile pasticcione, ma è al tempo stesso capace di inediti spunti riflessivi, perfettamente credibile anche nella parte del padre preoccupato di non essere all’altezza del proprio ruolo. Lo stesso Max appare ora come un adolescente dalla personalità decisamente più complessa del ragazzino conosciuto in precedenza.

Max è un timido studente liceale che ha un sogno, quello di far colpo sulla compagna di scuola Roxanne (altra novità assoluta rispetto alla serie) e al tempo stesso un incubo ricorrente: somigliare a Pippo. Tutto ciò viene spiegato in maniera perfetta dalla breve sequenza onirica che apre il film, dove il ragazzo è sdraiato accanto la propria amata, quando, sul punto di baciarla, si tramuta in un mostro con sembianze pippesche.
Lo stesso Pippo è nel frattempo alle prese con altri problemi, convinto di non essere all’altezza del ruolo di genitore, soprattutto dopo aver ricevuto una telefonata dal preside, il quale, con toni abbastanza esagerati, gli riferisce ciò che ha appena combinato il figlio durante la riunione scolastica di fine anno, in realtà un semplice concerto nei panni della
rockstar Powerline in grado di regalargli un appuntamento con Roxanne.
Ma Pippo, desideroso di ricondurre Max sulla “retta via”, lo trascina controvoglia in un terapeutico viaggio on the road per il continente americano, fino al lago Destiny, dove alla stessa età si recava col padre.

Il viaggio, anziché riallacciare il rapporto tra i due, finisce per allontanarli ulteriormente, creando una frattura insanabile. Max non ha intenzione di andare a pescare o recarsi in decrepiti luna park campagnoli a tema opossum, poiché si sente diverso da Pippo, appartiene a un’altra generazione, con altri interessi.
Inoltre non riesce a togliersi dalla testa Roxanne, alla quale ha raccontato una menzogna clamorosa, ovvero che si stava recando
col padre a Los Angeles per mandarle un saluto in diretta televisiva dal palco di Powerline.
Per tutto il viaggio Max tenterà dunque di sabotare la rotta di Pippo, all’oscuro del piano, per dirigerlo verso il concerto, fino a quando padre e figlio non si troveranno costretti a risolvere i loro problemi faccia a faccia.

Uno dei punti di forza del film sta proprio nella caratterizzazione dei personaggi.
Chiunque, a seconda dell’età, può riconoscersi nella figura di Max o Pippo: da un lato l’adolescente, con tutte le sue insicurezze, che è alla ricerca di una propria emancipazione, dall’altro il genitore che ingenuamente cerca di comprendere un mondo diverso dal suo, ma che è costretto a fare i conti coi tempi che cambiano.
Una dinamica tanto profonda non viene per nulla fatta pesare, dato che la storia è in grado di alternare con naturalezza momenti comici (e ci mancherebbe con Pippo) ad altri più toccanti.
Anche la scelta di rendere Roxanne fondamentalmente timida in amore, anziché riproporci l’abusato cliché della bella senza cervello, infonde maggiore credibilità alle vicende del rapporto tra lei e Max.

Se a livello tecnico non regge ovviamente il confronto con altre produzioni animate più costose, il vero fiore all’occhiello rimangono i diversi numeri musicali, variegati e ben coreografati, sulla scia dei migliori lungometraggi Disney di quegli anni. Si va dalle canzoni dei personaggi a quelle di Powerline, una sorta di pippide di Michael Jackson, che per l’occasione prende la voce del cantante R&B Tevin Campbell.
Nulla mi toglie dalla testa che alcune di queste sequenze abbiano in seguito ispirato i vari High School Musical, o se volete un riferimento più “alto”, la sequenza iniziale in autostrada di La La Land (confrontatela con Pippo e Max che cantano On the Open Road e ne trarrete le dovute conclusioni).

Alla fine saranno le note della dolce Nobody Else But You (Ci sei soltanto tu) a riconciliare padre e figlio.

Max: -“Io non sono più il tuo bambino, papà! Ho i miei interessi, la mia vita ora.”
Pippo: -“Lo so questo, è solo che volevo farne parte anch’io. Tu sei mio figlio, Max. E per quanto tu possa crescere, rimarrai sempre mio figlio.”

Dopo un viaggio frenetico, dove ognuno viaggiava a velocità e mete diverse, i due si ritrovano immobilizzati sul tettuccio della loro auto finita dentro un torrente per l’ennesimo litigio e hanno modo di comprendere ognuno gli errori dell’altro. Pippo capisce che il figlio ha esigenze diverse dalla sue, che non sono quelle di andare a pescare, mentre Max per una volta si immedesima nel padre e ne riconosce la buona fede.
Questo viaggio generazionale può avere una sola grande conclusione: il concerto di Powerline a Los Angeles.
Ed è proprio sul palco che hanno modo di fondersi i due universi paralleli, la rockstar preferita dal figlio che balla col padre mimando il Grande Lancio, la segreta tecnica da pesca tramandata da generazioni di pippidi.

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Nonostante abbia ottenuto ciò che voleva, il viaggio col padre ha insegnato a Max che dalle bugie non può nascere nulla di buono. Decide dunque di raccontare la verità a Roxanne, la quale a sorpresa gli rivela di essersi invaghita di lui non tanto per la storia su Powerline, ma “dalla prima volta in cui ti ho sentito ridere.
Esatto, p
roprio quella risata che tanto ha fatto la fortuna di Pippo sin dai suoi primi cortometraggi. E così Max scopre anche che in realtà non era del padre che provava vergogna, ma di sé stesso.
Ora può anche ridere serenamente dell’ultimo pasticcio del padre, che si presenta alla ragazza del figlio dopo aver fatto saltare in aria la macchina e sfondato il tetto del portico di Roxanne.

Avrei molte altre cose da dirvi, ma per non annoiarvi troppo mi trattengo.
Vi dico soltanto, se non lo avete mai visto, di farvi un piacere: il film lo trovate su Disney+.

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