Free Guy – Il film videoludico che non ti aspetti

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A chi non è mai capitato di sentirsi un personaggio secondario nella propria vita?
Beh è arrivato il momento di diventare quello principale!

Cavalcando ormai l’onda del successo ottenuta con la serie di Deadpool, Ryan Reynolds ormai azzecca ogni progetto che lo vede coinvolto. Passando dai film d’azione pura, il mondo dei supereroi ed infine a quello dei videogiochi è sempre capace di riadattarsi e stupire tutti. Restando nel mondo cinematografico, di sicuro i film tratti o ispirati al mondo videoludico non sono una scommessa facile.
La lista di pellicole poco riuscite è davvero fin troppo lunga, eppure negli ultimi anni ci sono già stati diversi ottimi film come: Sonic the Hedgehog, Mortal Kombat (2021) e anche Detective Pikachu in cui era presente Reynolds.

Buongiorno Goldie!

Credo che chiunque non abbia grandi aspettative all’annuncio di un film ispirato al mondo dei videogiochi e così lo è stato per me all’annuncio di Free Guy. Nonostante i trailer pieni di spezzoni divertenti e scene d’azione, era difficile capire quanto di buono poteva esserci e se il mondo del gaming poteva dare un qualcosa di originale al film. Una volta visto il lavoro svolto dagli sceneggiatori e soprattutto dal regista Shawn Levy ho dovuto ricredermi, riutilizzando idee già viste in opere ben più impegnate il film ha trovato una sua identità del tutto originale. Inoltre il lato più ludico non fa altro che evidenziare i vari temi portanti alla base del film, senza quasi mai andare fuori strada.

Alla base di tutta la storia c’è Guy, ovvero un NPC (non playable character – un personaggio non giocante controllato dal computer) che diventa cosciente di sé all’interno del gioco Free City. Il gioco che fa d’ambientazione virtuale alle vicende è essenzialmente un mix tra GTA Online, Fortnite e PUBG incorporando tantissime meccaniche del genere open world action/adventure. Per farla breve il gioco è un caos senza fine dove i vari giocatori possono partecipare a diverse attività criminali senza alcun limite, così i poveri NPC sono costretti a subire tutto ciò senza mai ribellarsi. Anche questo è un aspetto già visto in tantissime altre opere, una su tutte è la serie di HBO Westworld.
La serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy va a raccontare una storia molto simile a questo film, ovvero tutta incentrata sull’evoluzione di alcune IA e di come queste andranno a cambiare la società. Se nel mondo di Dolores la storia è molto drammatica, qui il tutto viene raccontato nei reami della commedia sci-fi e dei videogiochi. Per quanto i personaggi virtuali possano evolversi qui, alla fine il tutto non sfocia in situazioni fin troppo serie. Si è scelto di unire il divertimento ad una giusta cura dei dettagli, così il film ha conquistato sia la critica che il pubblico.
Ad accompagnare il caos videoludico c’è anche quello del mondo reale, qui Millie e “Keys” combattono per riprendersi i diritti del loro gioco originale, il quale è stato usato come base da Antwan (Taika Waititi) per creare Free City. Nonostante sia alla fine una piccola parte del racconto, i vari personaggi e le storie che vengono fuori sono davvero ben fatte. Tralasciando la divertente interpretazione del villain da parte del regista di Thor Ragnarok, a colpirmi è stata di sicuro Jodie Comer che riesce ad aggiungere un tono decisamente molto più melodrammatico alle due storie principali.

Di solito un errore che accade spesso in questo tipi di film è quello di usare in abbondanza i cameo, così molte volte comincia a venir meno la natura stessa della pellicola (un esempio simile è l’ultimo Space Jam). In questo film ce ne sono diversi, ma direi che tutti sono posizionati bene nella trama aggiungendo un po’ di brio e presunta credibilità con le varie star del mondo di Twitch e YouTube. Per fortuna sono sempre presenti in scene del tutto accessorie, questo perché la trama principale non annoia mai o comunque non ha bisogno di questi piccoli richiami alla contemporaneità.

Come detto in precedenza il film è molto legato a dei temi già visti nel mondo delle serie tv, ma anche a quello del cinema. Non si può infatti notare il grande richiamo al The Truman Show o anche Matrix dove i protagonisti vivono in un mondo di finzione e, lentamente, prendono coscienza della propria situazione sociale. Di sicuro una netta differenza qui è il tono leggero da commedia, dato che stiamo assistendo letteralmente ad un videogioco non ci sono brutte conseguenze per i personaggi. Alcuni temi portanti del film vengono messi in evidenza da alcuni giochi parole, ad esempio: il titolo che implicitamente ci dice come Guy è alla ricerca della sua libertà in questo mondo virtuale, i vari nomi dei personaggi che ne indicano anche il ruolo all’interno del gioco, ecc.
E’ sicuramente un caso unico che una commedia di questo tipo non abbia difetti così tanto evidenti, per non parlare del fatto che quasi ogni tema viene trattato con il giusto dosaggio. Dovendo rispettare i classici tempi comici il regista ha scelto di accennare alcune parti specifiche della storia, in questo modo sta allo spettatore informarsi su di esse se è interessato. Lo stesso discorso possiamo farlo anche su come il mondo videoludico viene riportato su schermo: non bisogna essere dei gamer accaniti per capire alcuni riferimenti e questo perché il focus della narrazione è tutto incentrato sull’evoluzione di Guy.

La rivoluzione degli NPC

Parlando invece della parte più tecnica, è chiaro che l’attenzione agli effetti speciali si vede fin da subito. Ogni scena d’azione, personaggio in 3D o altro sono tutti molto curati. La colonna sonora non ha brani così memorabili, ma riesce ad unirsi tranquillamente a tutto il resto. Le varie interpretazioni dei personaggi principali sono tutte di ottime, soprattutto quella di Reynolds che ormai è diventato un pezzo da novanta dopo il suo ritorno nel mondo dei supereroi. A quanto si dice online dovrebbe arrivare un sequel del film dato che Disney ne ha comprato i diritti, sicuramente non vediamo l’ora di vederlo!

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