Cruella: l’antieroina che unisce dramma e stile

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Nel film diretto da Craig Gillespie esistono due anime precise: il conflitto interiore della protagonista e la moda che diventa il tema portante degli eventi. Il conflitto di Estella/Cruella riesce a tirare fuori tutta la sua originalità, la quale poi sfocia nei favolosi abiti visibili nel film. Potremmo dire che il film non sia solo solo la origin story di Cruella de Vill, ma quella di un personaggio a tutto tondo che supera quanto visto nelle sue trasposizioni passate.

Rispetto al racconto originale di Dodie Smith del 1956 e soprattutto alle ultime versioni cinematografiche del ’96 e 2000 con protagonista Glenn Close, in questa versione molti aspetti sono stati riadattati per poter trattare dei temi più moderni e dare più profondità ai personaggi. A colpire è soprattutto la caratterizzazione della protagonista interpretata da Emma Stone, la quale abbandona l’antiquata veste della semplice antagonista per diventare una vera e propria antieroina. Non è la prima volta che vediamo questa scelta narrativa in un film Disney, era già successo nel 2014 con Maleficent.
Tutto il film, poi, è un riferimento continuo alla cultura pop anni ’60-’70 e per buona parte diventa un vero fashion show culturale. Purtroppo la fotografia non raggiunge i picchi estetici che ci aspettavamo da un film che tratta il mondo della moda, ma la produzione recupera il tutto nel costume design. Ognuno degli abiti sfoggiati dalle varie attrici viene quasi sempre messo al centro delle scene, soprattutto quelli utilizzati da Estella/Cruella e dalla Baronessa interpretata da Emma Thompson. Ogni abito delle due regine indiscusse del film sfrutta una serie specifica di colori per enfatizzare le loro personalità.
La colonna sonora ha un suo tema portante che s’incastra bene al tono oscuro ed in larga parte divertente del film, anche se non colpisce molto nelle tracce originali. Le canzoni su licenza, invece, trovano il loro posto in alcune parti del film e si uniscono al carattere sopra le righe della protagonista.

In definitiva il film di Gillespie riesce benissimo a caratterizzare un personaggio che fino ad oggi non aveva visto quasi nessun approfondimento narrativo. Per quanto riguarda il cast, la sceneggiatura è molto aperta ed ogni personaggio secondario trova ampio spazio nella narrazione. Un cenno particolare va fatto anche al cast di animali usato nel film, ognuno dei quali riesce sempre a colpire come nei vari classici del genere dove sono protagonisti. Nonostante tutti questi aspetti positivi, però, nel film non s’intravede mai la voglia di andare oltre il semplice prodotto d’intrattenimento. Le due ore di visione sono divertenti e riescono a tenere alto il nostro interesse, seppur la trama corale si muova lentamente ed uno dei plot twist a metà film sia alquanto prevedibile sin dall’inizio. Tutto sommato le parti più riuscite del film sono quelle che uniscono il lato drammatico della storia a quello più divertente con le sfide a colpi di capi d’abbigliamento.

La prossima parte analizzerà alcuni aspetti della storia, ergo ci saranno spoiler. Leggete a vostro rischio e pericolo!

 

“The good thing about evil people is you can always trust them to do something, well, evil.” – Cruella
“La cosa buona delle persone cattive è che puoi sempre fidarti che facciano qualcosa di, beh, cattivo.” – Crudelia

L’Estella che conosciamo ad inizio film è una ragazza molto diversa dalle altre e piena di spirito d’iniziativa. Per questi motivi a scuola non riesce a farsi molti amici, così la sua carriera scolastica comincia a prendere una brutta strada. Cresciuta da sola con sua madre Catherine, sarà proprio quest’ultima a darle il nome di Cruella per la sua brutta attitudine. Una volta diventata orfana per aver causato, secondo lei, la morte della madre si ritrova a Londra, qui conoscerà i suoi due più grandi amici Jasper e Horace. Nel corso degli anni la ragazza cerca di abbandonare il suo carattere sopra le righe e ritorna ad essere Estella, in modo da diventare la persona di successo a cui aspirava la madre. Alla fine le sue qualità emergono ed ottiene un lavoro presso la casa stilistica della Baronessa, sarà quest’ultima a far ritornare la parte più “malvagia” Cruella. Si scopre, infatti, che è stata la Baronessa a far uccidere la madre di Estella/Cruella usando i suoi cattivissimi dalmata.
Il conflitto che viene a crearsi tra le due donne, quindi, è sia drammatico che stilistico. Per sconfiggere la sua nemesi, Cruella dovrà batterla nel campo della moda dove ha un dominio assoluto e allo stesso tempo dimostrare come lei sia una persona migliore.

Rispetto alle versione cinematografiche e animate del passato, la Cruella di Emma Stone si autodefinisce un genio per la sue doti come fashion designer e non solo. Questa sua indole artistica viene rimarcata ancora di più dai suoi capelli bicolore naturali, in netto contrasto con le tinte del passato. Un altro aspetto differente è che la Cruella del film è povera, ergo la sua fama da stilista nasce letteralmente dalla strada e dai giornali. Non è allo stesso livello della Baronessa ed è proprio per questo che riesce a circondarsi di vari personaggi secondari pronti ad aiutarla: l’amica reporter Anita interpretata da Kirby Howell-Baptiste, lo stilista Artie interpretato da Jon Mccrea ed infine il valletto della Baronessa John interpretato da Mark Strong.
La Baronessa è quanto più ci sia di simile all’iconografia del passato legata al personaggio di Crudelia e potremmo dire che il suo decadimento sociale rappresenta al meglio le intenzioni del film: una nuova Crudelia sta per nascere, non c’è più posto per il passato. Il personaggio della Stone riesce a relazionarsi molto di più con il pubblico e tutte le sue sfaccettature, non è caso che nel cast lo stilista Artie sia il primo personaggio apertamente gay in un film live-action della Disney. I tempi sono cambiati, finalmente!

Lo scontro finale tra Cruella e la Baronessa ricorda gli espedienti narrativi usati nei film di James Bond o dei supereroi Marvel, in questo modo viene rimarcata ancora di più l’inventiva del personaggio di Emma Stone e di come tutto il cast di personaggi secondari riesca a mettere in risalto i loro rispettivi ruoli. E’ anche bello far notare come il film non si spinga troppo oltre nei temi che vuole trattare, evitando di trasformare Cruella in una vera sociopatica omicida come la Baronessa. La scena chiave per analizzare il personaggio di Cruella è quella in cui sfoggia il finto abito di dalmata con macchie bianche e nere: nonostante la sua indole malvagia e sopra le righe, rimane un personaggio ancorato a delle solide morali. La sua vendetta verso i cani che le hanno portato via sua madre è molto più astuta, arrivando ad usarli per sbeffeggiare la sua nemesi nel suo campo preferito, la moda. La Baronessa, dal suo canto, rimane fredda come il ghiaccio arrivando ad usare ogni mezzo e sotterfugio per raggiungere i suoi scopi, sarà proprio questa sua indole a tradirla nel finale.

All’inizio del film viene mostrato il funerale di Estella, la quale è effettivamente morta nel corso del film.
Al suo posto, però, c’è chi doveva esserci sin dall’inizio ovvero Cruella de Vill.
Si scrive “Devil”, ma si pronuncia “De Vil”.

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