Classifica: 10 migliori cortometraggi dei Looney Tunes

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Il Re:Watch di Space Jam mi ha fatto venire voglia di riprendere anche i vecchi corti classici, così ecco una mia personale classifica dei 10 migliori lavori della serie Looney Tunes Merrie Melodies.

10) “Ali Baba Bunny” – Chuck Jones, 1957

Il trionfo di Daffy come personaggio cupido e avaro. Lui e Bugs sbucano dentro una caverna nel mezzo del deserto dove un facoltoso sultano ha nascosto tutta la sua ricchezza. C’è oro in abbondanza per entrambi, ma il papero lo vuole tutto per sé, fino al punto di diventare paranoico verso chiunque, compreso un vecchio genio della lampada. Le frasi “sono ricco”, “sono avido”, “mio mio mio”, risultano ancora oggi tra le più identificative del personaggio.

9) “Devil May Hare” – Robert McKimson, 1954

Esordio per il Diavolo della Tasmania, che con la sua indole famelica quanto ingenua, diventa la vittima ideale per gli scherzi di Bugs Bunny. Robert McKimson è forse un autore meno creativo di Chuck Jones e Friz Freleng, ma il suo lavoro sulla mimica, gesti ed espressioni dei personaggi, è un marchio di fabbrica riconoscibile all’istante. Anche quando lavora con sfondi stilizzati, come in questo caso, riesce sempre a infondere immensa vitalità.

8) “Birds Anonymous” – Friz Freleng, 1957

Non amo molto la serie di Titti e Silvestro, ma questo corto è un vero gioiello. L’affamato gatto entra nella Pennutisti anonimi, una Alcolisti anonimi sui generis, per “disintossicarsi” da Titti. Il percorso è tuttavia più complesso di quanto immagina. Degna di nota l’atmosfera thriller a tinte dark, dove per una volta il povero Silvestro, anziché la solita simpatia, incute quasi timore e tenerezza per i suoi sforzi vani di placare l’appetito, mentre viene provocato in maniera perversa da Titti. La critica apprezza e lo premia con un Oscar al miglior cortometraggio animato.

7) “From Hare to Heir” – Friz Freleng, 1960

Questo è invece un corto meno celebrato che però personalmente adoro. Bugs Bunny si presenta alla porta di Sam, duca di Yosemite, per offrirgli un milione di sterline, da detrarre ogni qualvolta lo stesso perda le staffe o tratti male il proprio ospite. La storia diventa così il pretesto per mettere in scena un esilarante scontro tra il coniglio indolente e l’irascibile Yosemite Sam, protagonista di malcelati attimi d’ira, dove sfido a non sbellicarvi dalle risate.

6) “Robin Hood Daffy” – Chuck Jones, 1958

Una delle tante parodie con Daffy Duck, stavolta nei panni di un improbabile Robin Hood, che non viene preso sul serio nemmeno da Fra Tuck-Porky Pig. Desideroso di mostrargli il contrario, tenta in tutti i modi di fermare un ricco viandante, fallendo miseramente ogni volta. Il Daffy che ci viene presentato, più che il cinico calcolatore che tutti conosciamo, è quello pasticcione e stralunato degli esordi, che fa ricorso sopratutto agli sketch corporei.

5) “Knighty Knight Bugs” – Friz Freleng, 1958

Unico cartone di Bugs Bunny premiato agli Oscar. Re Artù chiede ai pavidi cavalieri della Tavola Rotonda di recuperare la spada cantante in possesso del Cavaliere Nero-Yosemite Sam, ma dopo aver incassato il rifiuto di tutti loro, è costretto a ripiegare sul giullare di corte, interpretato da Bugs. Di questo corto si ricordano soprattutto le gag tra Sam e il suo drago sputafuoco (col raffreddore) e l’ottima ambientazione medievale.

4) “Duck Amuck” – Chuck Jones, 1953

Geniale esempio di “meta-cartoon”, dove Daffy Duck viene tormentato da un misterioso animatore, che si diverte a farlo impazzire tra sfondi, colori ed effetti sempre diversi, permettendo a Chuck Jones di sbizzarrire la propria vena creativa. L’idea funziona talmente bene da ispirare un altro corto con Bugs Bunny: Rabbit Rampage (1955).

3) “One Froggy Evening” – Chuck Jones, 1955

Un operaio edile rinviene un ranocchio in grado di cantare e ballare mentre demolisce un vecchio edificio. Decide per cui di sfruttarne le doti a scopo economico, ma appena si rende conto che questo si esibisce solo davanti a lui, se ne sbarazza murandolo in un nuovo edificio in costruzione. Dopo un secolo, viene trovato da un altro operaio, lasciando che il ciclo della storia si ripeta. Una storia semplice in apparenza, dietro la quale molti vi hanno letto una parabola sull’avidità umana, passata, presente e futura. Ottime le animazioni facciali dei personaggi, che letteralmente parlano da sole, dal momento che il corto non presenta alcun dialogo se non le parti cantate del protagonista.

2) “The Scarlet Pumpernickel” – Chuck Jones, 1950

Daffy Duck è stufo di essere relegato in commedie e chiede ai dirigenti della Warner di coinvolgerlo in ruolo drammatico, scritto da egli stesso, sotto le spoglie del Maritozzo Rosso”L’intero corto è sostanzialmente una parodia dei romanzi storici di Dumas: dall’eroe mascherato alla damigella da salvare, tutti i cliché tradizionali vengono riletti tramite la lente dissacrante dei Looney, che per l’occasione fanno sfilare le loro maggiori star, come Daffy, Porky, Silvestro e Taddeo. La ciliegina sulla torta è il finale tragicomico dove il mondo va incontro a un disastro naturale e il protagonista è costretto a suicidarsi, unico modo per “vendere una storia da queste parti”.

1) “What’s Opera, Doc?” – Chuck Jones, 1957

In questo caso i riferimenti anziché letterari sono musicali, relativi in particolare alle opere di Richard Wagner. Sigfrido-Taddeo scatena il potere del suo elmo magico contro il malcapitato Bugs Bunny. Non era la prima volta che i due si cimentavano con l’opera musicale – da segnalare l’ottimo Il coniglio di Siviglia (1950) – ma qui siamo a un livello superiore. Il corto è infatti un trionfo di paesaggi, musiche e citazioni colte, che non a caso richiesero sei volte il lavoro di un normale cortometraggio. Criminalmente snobbato ai tempi, escluso dalle candidature all’Oscar, si è preso negli anni una bella rivincita, venendo inserito al primo posto nel prestigioso libro The 50 Greatest Cartoons redatto dallo storico dell’animazione Jerry Beck. That’s All Folks!

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