Carnage: una black comedy esilarante e irriverente

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Dopo una lite al parco di due ragazzini, i genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere e risolvere la situazione da persone civili. I coniugi Longstreet, genitori del bambino colpito, ospitano i coniugi Cowan. Gli iniziali convenevoli si trasformano piano a piano in battibecchi velenosi e il comportamento delle due coppie degenera in situazioni ridicole e assurde, tanto che la discussione per circa la metà del film degenera sempre più velocemente fino ad allontanarsi dai toni civili desiderati all’inizio da entrambe le coppie.

I titoli di cosa scorrono in uno spazio aperto, lo stesso parco dove i due ragazzini hanno litigato all’inizio del film, ora loro, a differenza dei genitori, sono riusciti a riconciliarsi e tornano a giocare. Carnage è uno dei più recenti film di Roman Polanski, è stato scritto dallo stesso regista insieme all’autrice della commedia teatrale Il dio del massacro, Yasmina Reza. Polanski come nei suoi film precedenti, chiude in una trappola i quattro protagonisti, qui lo fa con una lucidità notevole, come se creasse un gioco al massacro. Carnage, infatti, significa proprio carneficina.

Il film è a tutti gli effetti una black comedy, tanto esilarante quanto irriverente, che non nasconde la sua genesi teatrale ma anzi la ostenta in modo elegante attraverso la scelta coraggiosa vincente del real time, del resto, fatta ad eccezione della scena iniziale, in cui i due ragazzi litigano e della scena finale, in cui si chiariscono, la restante ora, o poco più, della pellicola sono ambientati esclusivamente in un’unica location e girati in tempo reale, senza sbalzi temporali, senza musiche.

Malgrado l’ambientazione ristretta, il regista muove la macchina da presa con destrezza e sicurezza senza effettuare virtuosismi registici come nei suoi film precedenti molto più impegnati, questo per non togliere importanza e attenzione ai quattro attori, che in questo film sono eccezionali. Polanski infatti guida un cast straordinario nel quale troviamo addirittura tre premi Oscar: Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster ed infine, ma non meno importante, una simpatica spalla comica del cinema hollywoodiano, John C. Reilly.

Roman Polanski racconta, in quest’ ultimo film, una violenza frutto della civiltà che reprime e castra gli istinti naturali. Racconta il suo pessimismo nei confronti dei rapporti umani facendo naufragare ogni tentativo di compromesso tra i protagonisti. Infine, ci racconta la relazione di coppia attraverso l’incontro con un’altra coppia. I quattro genitori si incontrano in casa dei Longstreet (Foster e Reilly), famiglia abbastanza colta e progressista, mentre i Cowan (Winslet e Waltz) sono rispetto ai Longstreet, più ricchi e meno colti. Quest’ultimi all’inizio sembrano persone molto ospitali e pacate: Michael è un venditore di utensili per la casa, mentre la moglie a detta del marito è una scrittrice anche se ha scritto un solo libro ed è una grande appassionata d’arte. Per quanto riguarda i Cowan, Alan è un avvocato, molto preso dal suo ultimo lavoro mentre Nancy è una finanziaria, la coppia, riguardo il proprio figlio, appare molto meno protettiva rispetto ai padroni di casa, i Longstreet. Nel corso del film dei semplici dialoghi si trasformano in battibecchi e il comportamento delle quattro persone degenera, la visita, infatti, sembra che si stia per concludere più di una volta, ma basta una parola gentile all’inizio o uno scambio di parole velenoso a non far andare via gli ospiti, durante la lunghissima conversazione troviamo Alan Cowen sempre impegnato al suo Blackberry per una causa giudiziaria, probabilmente imminente, legata ad un farmaco; Nancy, sua moglie, è così stressata dal comportamento del marito e della discussione con i padroni di casa tanto che ad un certo punto vomiterà in salotto, sporcando e danneggiando uno dei libri d’arte di Penelope.

Da questa sequenza, sempre di più, i coniugi cominciano a rinfacciarsi reciprocamente le azioni dei propri figli ma anche le loro, i Longstreet criticano i metodi pressappoco educativi dei Cowan, quest’ultimi invece cercano di dare parte della colpa al figlio dei Longstreet. La discussione, ormai degenerata a livelli assurdi si allontana dai precedenti toni civili, le coppie, ormai ubriache, si scontrano in un duello tutti contro tutti e i temi della discussione cambiano velocemente, dall’incidente dei propri figli di passa a problemi esistenziali e da questi si passa infine a sciocchezze della vita quotidiana. Il film si conclude con una panoramica del salotto dei coniugi Longstreet, ormai disordinato (con i libri stesi a terra col vomito, i tulipani sparsi per tutto il salotto, bicchieri di scotch in giro) in cui le coppie sono in silenzio.

I quattro attori sono fantastici nelle loro interpretazioni, alternano momenti di gentile disponibilità a momenti di cattiveria estremamente feroce. I personaggi si avvicendano nell’avvicinarsi e nel respingersi in una maniera azzeccata e affascinante: prima le coppie, poi la differenziazione di sessi, poi le idee politiche e via così, trovando continuamente punti di contatto e motivi per odiarsi. Sono tre i momenti fondamentali del film in cui qualcosa di assolutamente inaspettato mostra allo spettatore il vero comportamento dei protagonisti: la vomitata di Nancy, Nancy che getta nel vaso d’acqua il cellulare del marito e infine il lancio della borsa, sempre per opera di Nancy, è proprio l’interpretazione di Katie Winslet, che nel finale diventa sopra le righe, la più divertente di tutte. Jodie Foster, invece, è perfetta nell’equilibrare, nella discussione, ragione ed isteria, stessa cosa con John C. Reilly che dà al suo personaggio un’aura di mediocrità, passando infine per Christoph Waltz che conferma i suoi straordinari tempi comici, ritornando a mangiare torte ed essere odioso e amabile allo stesso tempo come lo era stato per Tarantino in Bastardi senza gloria, egli è l’unico personaggio che già dall’inizio scopre le carte rivelandosi per quel che è.

Alla fine di tutto, nulla si risolve nel film. Si rimane quindi con quattro adulti privati, momentaneamente, della loro rassicurante bolla di certezze in cui si trovavano, ma nulla è cambiato e forse nulla cambierà, probabilmente il giorno successivo, le due coppie rivestiranno i panni dei personaggi che hanno tanto bene cucito per sé stessi, a differenza dei loro figli, che magari avrebbero potuto sperare in una soluzione matura da parte dei loro genitori che purtroppo non c’è stata, essi si rivelano più maturi dei quattro protagonisti, riappacificandosi da soli e tornando a giocare mentre scorrono i titoli di coda. Secondo il regista, nella vita, l’umorismo si fonde col tragico, con situazioni drammatiche, ed è proprio per questo che ha scelto di sceneggiare questo film, infatti Carnage è un dramma straziante, di sublime tragicità dove l’ironia e la risata affondano la lama ancor più in profondità di un fendente che fisicamente ferisce; è la strage senza sangue che attrae, perversamente, gli umani nell’essere vittime e, al contempo, carnefici in balia di un funesto senso di colpa.

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