Attack on Titan: una libertà persa

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Il mondo di Attack on Titan mi è molto caro, è stato grazie ad esso se sono tornato ad appassionarmi al mondo dell’animazione giapponese.
Dopo anni di cartoni animati visti saltuariamente sulle varie reti televisive italiane; nell’ormai lontano 2015 decisi di dare una possibilità a quello che era diventato il fenomeno del momento, un misterioso e macabro (per certi versi) mondo fatto di giganti mangiauomini.
Giusto per dare un contesto, la prima stagione dell’anime era arrivata nel 2013 rilanciando tutta una serie di piattaforme streaming dedicate al settore che ne hanno cavalcato l’onda. Un anno dopo il fenomeno esplode ancora di più diventando di fama mondiale. Tuttavia data la release così lenta delle stagioni dell’anime, in molti sono passati a leggere il manga che aveva un’uscita mensile e ben più sicura per l’utenza.

L’anime solamente con l’arrivo della seconda stagione nel 2017 comincerà ad avere una programmazione più ordinata, ma nel frattempo sempre più utenti si stavano spostando principalmente sul manga.
Io ho ceduto dopo aver visto la seconda parte della terza stagione, la storia mi aveva catturato a tal punto che volevo scoprire gli ultimi risvolti narrativi.
Nonostante fossi (e lo sono ancora) un neofita per quanto riguarda i manga, sono rimasto davvero sorpreso nello scoprire come l’anime sia stato fedele (nei limiti del possibile) all’opera originale. Sicuramente lo studio Wit ha messo la sua impronta sulla serie, ma la cosa è riuscita stranamente a colpire ancora di più il pubblico.

Da poco si è conclusa la prima parte della quarta e ultima stagione prodotta dallo studio Mappa e non è stata affatto male, se non per alcuni punti in cui la trama del manga in sé era un po’ debole.
In aggiunta a questo si è concluso, anche, il manga originale della serie. Annunciato diversi anni prima con un mini panel, il finale è arrivato dopo mesi di scelte narrative piuttosto particolari.

Il finale del manga è al centro dell’analisi di oggi.
Il resto dell’articolo avrà degli spoiler, ergo leggete a vostro rischio e pericolo!


Eren nella prima parte della quarta stagione dell’anime

L’aspetto narrativo più chiaro dell’ultimo arco narrativo dell’Attacco dei Giganti è che non esisteva, almeno per l’autore, un altro modo per finire la serie. Gli eventi sono arrivati a deteriorarsi a tal punto che non era più possibile una riconciliazioni tra le varie fazioni del conflitto. Eppure lo stesso Hajime Isayama anni prima aveva detto di aver modificato più volte la trama per venire incontro alla fanbase, soprattutto quando si trattava di personaggi secondari che nelle sue idee originali non avevano un posto preciso nella narrazione (vedasi la ragazza Ymir). E’ arrivato anche a dichiarare di essere colpito da come il pubblico abbia reagito così positivamente ad Eren, il personaggio principale, che per lui era semplicemente uno “schiavo della narrazione” e così ha riscritto in parte il finale per rispettare i lettori.
La sua definizione di Eren, a mio modo di vedere, è esattamente il modo in cui potrei descrivere gli eventi dell’ultimo capitolo.
Dopo un susseguirsi di combattimenti e genocidi di massa attuati dal nostro protagonista, usando anche una stranissima creatura che diventa deus ex machina del potere dei Giganti, si scopre che tutte queste azioni sono legate ad un amore malsano e senza alcuna logica. Ymir, la ragazza che 2000 anni prima aveva ottenuto il potere dei Giganti, incredibilmente si era innamorata del re Eldiano che l’aveva abusata e usata come sua schiava per via del suo potere. Una scelta che mi ha lasciato molto perplesso, soprattutto perché mi sembra in netto contrasto con la stessa ragazza pronta a ribellarsi all’ideologia di quel re che l’aveva perseguitata anche dopo la morte e che solo Eren era in grado di liberarla. Viene a crearsi così una similitudine tra Ymir e Mikasa, entrambe devono rinunciare a quello che amano per andare avanti: Ymir al potere dei Giganti, Mikasa ad Eren per poter salvare tutti e, così facendo, dimostrare alla prima che si può dire addio alle persone a noi care. In questo modo il nostro protagonista Eren mostra la sua vera natura, da liberatore a schiavo senza alcuna voce in capitolo.
In questo modo anni e anni di caratterizzazione del personaggio diventano insignificanti verso una trama che era già scritta, letteralmente da lui stesso per un bene comune…o almeno così doveva essere. Per chi segue le news sulla serie, sicuramente saprà che il volume 34 (che conterrà gli ultimi capitoli ridisegnati) conterrà alcune nuove pagine che faranno da epilogo al racconto. Beh queste nuove pagine, ormai leakate da diversi giorni, mostrano come il tutto non sia servito a niente. Tralasciando come il conflitto umano sia sempre presente, la cosa che davvero non capisco è il perché far intuire al lettore che il potere dei Giganti sia ancora presente. E’ vero che nel finale la logica scientifica viene defenestrata svariate volte e non si capisce effettivamente come sia stato possibile fermare il tutto uccidendo una semplice persona (o convincendone un’altra in un altro piano celestiale). Eppure qualcosa doveva pur restare dopo tutti questi anni, almeno in questo mondo fittizio qualcosa doveva cambiare per far capire al lettore come i sacrifici dei protagonisti siano serviti a qualcosa.
Al momento non sono stati annunciati sequel e dubito che arriveranno, così Attack on Titan si aggiunge alla lunga lista di franchise narrativi molto lunghi che hanno un finale aperto. Ormai saper chiudere le vicende di una storia in modo esaustivo è quasi sempre impossibile per una miriade di motivi, sia logistici che economici. Io stesso adoro i franchise che si portano avanti per lungo tempo e sono interconnessi tra di loro, non a caso adoro il Marvel Cinematic Universe. Una cosa però che alcuni franchise riescono a fare è quella di onorare i personaggi e le loro gesta, a prescindere che essi siano principali o no. Nel MCU ricorderemo tutti il sacrificio di Iron Man o Yondu nei Guardiani della Galassia, ma dubito che ricorderemo a lungo la parte finale della storia di Eren, Armin e Mikasa. Ognuno di loro, purtroppo, è regredito moltissimo negli ultimi capitoli: Eren era ormai privo di qualsiasi scelta, Armin asseconda gli eventi senza poterli cambiare e Mikasa è costretta ancora una volta ad ammirare un mondo bello e crudele in cui deve sempre perdere qualcosa che ama.

Un occasione persa, soprattutto se penso a come altri anime hanno gestito i propri finali o le morti dei loro protagonisti principali. Per molto tempo l’arco narrativo finale di AoT è stato paragonato a quello originale di Code Geass, in cui il protagonista Lelouch ha dovuto trasformarsi in un tiranno per poter sconfiggere un antagonista ben peggiore e sacrificarsi nel finale. Ci sono molte similitudini tra le due storie, eppure credo che AoT rimanga una brutta copia di Code Geass. Se in quest’ultimo il potere sovrannaturale ha alcuni limiti portanti, in AoT la possibilità di vedere il futuro tramite il Gigante d’Attacco in mano ad Eren non viene mai sfruttata. Alcune volte viene accennato un what if, ma il tutto finisce ancor prima di cominciare. In barba a come era stato strutturato il personaggio all’inizio, le rivelazioni future cambiano in modo così radicale Eren che una volta finito il manga mi sono chiesto davvero se ne sia valsa la pena seguire l’opera per così tanto tempo. C’è chi direbbe di no per la grossa delusione, ma rimango fermo sul si.
Nonostante un finale ben al di sotto delle aspettative, ma che ripensandoci era un po’ intuibile rileggendo gli ultimi capitoli, alla fine bisogna dare i meriti all’autore per aver creato un’opera così densa di contenuti che è riuscita ad appassionare così tante persone. Il discorso è diverso, invece, quando si tratta di altri franchise ancor più lunghi e che hanno abbandonato quasi fin da subito qualsiasi svolta narrativa interessante solo per potere vendere. Ne parlerò in un altro articolo prossimamente. Indizi? Carri di fieno, aquile e tizi incappucciati.

In conclusione, vi avviso che nei prossimi giorni farò un articolo su un progetto che sto seguendo da diverse settimane. Si tratta di Attack on Titan no Requiem, un progetto fan made che ha l’intento di cambiare alcune parti del finale. Rispetto ad altri progetti, questo mi sembra quello più serio e soprattutto quello che non vuole in alcun modo porsi al di sopra del finale originale. E’ solamente una versione alternativa della storia per chi, come me, è rimasto deluso dalle ultime rivelazioni narrative.
La prima parte di questo manga fan made uscirà oggi! Per tutte le news vi rimando al profilo Twitter ufficiale del progetto ed al nostro prossimo articolo dove andrò ad analizzarlo.

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