Attack on Titan – Il penultimo atto dell’anime

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L’anime di Attack on Titan è probabilmente uno dei più acclamati da critica e pubblico dell’ultimo decennio, ancor più del manga che è entrato nella cultura mainstream solo dopo la prima stagione televisiva nel 2013. In questo articolo andremo a raccontare la storia dell’opera ed analizzare l’ultima parte della serie animata disponibile ad oggi.

Nessuno poteva aspettarsi il successo del manga di Hajime Isayama nel lontano 2009 quando venne pubblicato per la prima volta, soprattutto se consideriamo che lo stesso era stato rifiutato nella sua prima versione solo qualche anno prima. Nonostante la qualità dei disegni era ancora lontana da quella vista negli ultimi capitoli, sin dalle prime pagine s’intravedeva l’originalità dell’opera e soprattutto che la storia poteva regalarci molte emozioni. Con la release della prima stagione della serie tv, l’opera è entrata a gamba tesa nel mondo mainstream riportando in auge un po’ tutto l’intrattenimento giapponese che viveva di alti e bassi ormai. Negli anni successivi l’interesse del pubblico si è spostato dalla versione cartacea a quella animata, eppure questo non ha fermato le vendite del manga che hanno raggiunto le 100 milioni di copie a 10 anni di distanza dal primo capitolo. Esattamente un anno fa è arrivato il capitolo finale che ha diviso un po’ tutti tra pubblico e critica, inoltre ha anche contribuito alla nascita di diversi fan-project che in modi diversi hanno portato avanti diverse riscritture della trama. A prescindere da alcuni difetti nel suo arco conclusivo, l’opera di Isayama è sicuramente una delle più riuscite degli ultimi anni. Andando oltre le semplici battaglie da shonen, i punti cardine della serie sono sempre stati la sua analisi della psiche umana e delle varie filosofie che generano conflitti senza una vera e propria fine.

Manga vs Anime

Al giorno d’oggi moltissime persone credono che un adattamento di qualsiasi tipo sia un lavoro piuttosto semplice da realizzare, ergo anche se si passa da un manga ad una serie tv vale lo stesso discorso no? Proprio per niente, soprattutto se si vuole rimanere fedeli all’opera di partenza per cercare di trasmettere le stesse emozioni. Alcune cose che possono funzionare in un’opera cartacea, non sempre funzionano sul grande e piccolo schermo dove necessariamente bisogna aggiungere tanti dettagli per rendere buona l’esperienza visiva. A tutto ciò, dobbiamo aggiungere la volontà di chi si occupa dell’adattamento di restare fedeli al proprio stile che può incidere in diversi modi sul risultato finale. Un altro punto critico, forse quello più importante, è anche quanta libertà viene data a chi lavora all’adattamento di aggiungere, modificare o tagliare alcuni contenuti dell’opera originale. Molte volte questa libertà è molto limitata, ergo può capitare che gli stessi difetti si rivedano anche in più versioni dello stesso prodotto. Altre volte, invece, è necessario creare contenuti ex-novo per compensare la mancanza di materiale e anche questo può portare tutta una serie di problematiche.
Per quest’ultimo caso basti pensare alle serie tv Full Metal Alchemist e Game of Thrones, le quali sono state costrette a creare nuove parti di trama con pessimi risultati.

Fortunatamente l’anime di Attack on Titan non ha mai avuto problemi così importanti da rovinare l’esperienza visiva, un aspetto non da poco se consideriamo il cambio tra gli studi d’animazione al lavoro sulla serie e la lunga attesa tra la prima e la seconda stagione. Il passaggio di testimone tra Studio Wit e Mappa è stato molto più naturale di quanto ci si poteva aspettare, ma forse ciò è dovuto soprattutto al cambio di atmosfera generale del manga in sé. Le differenze sostanziali tra le due produzioni rispecchiano, dunque, le parti di trama: la prima molto immediata con i nostri eroi che devono affrontare dei giganti mangiauomini, la seconda dove i nemici sono le idee che spingono i popoli ad eterni conflitti. Le prime tre stagioni dell’anime prodotte dallo Studio Wit hanno tutte uno stile molto specifico, soprattutto perché si è deciso di allontanarsi un po’ dai panel originali di Isayama. In netto contrato è invece la scelta di Mappa che si è avvicinata tantissimo al manga (alcune volte ridisegnando per l’anime interi panel). Queste scelte hanno così permesso ai due studi di rendere molto specifiche le rappresentazioni di alcuni personaggi, nello specifico quella che colpisce di più è il gigante di Eren: nelle prime stagioni è pieno di vita e sempre pronto a tutto per aiutare i suoi compagni, mentre nell’ultima ha design molto più cupo ed horror. Un’altra differenza sostanziale è l’utilizzo della CGI che quasi sempre viene criticata online in ogni sua forma. Lo Studio Wit ha utilizzato questa tecnica soprattutto nelle scene con il movimento tridimensionale ed i background, mentre Mappa ha deciso di usarla per le battaglie tra i giganti riducendo di molto le scene disegnate a mano. Nonostante sia ben fatta in entrambi i casi, è sicuramente un peccato non poter vedere più scene disegnate a mano dato che la qualità di quest’ultime è sempre stata altissimo livello.

Dal punto di vista narrativo questa parte di trama non è sicuramente la migliore rispetto a quelle già viste. Ha sicuramente dei punti altissimi per i personaggi principali, ma le vicende di quelli secondari prendono fin troppo spazio. Ovviamente il tutto è stato pensato per farci appassionare a quest’ultimi e rendere il protagonista isolato dal resto della narrazione in quanto deve assumere il ruolo di villain. Insomma l’anime si porta dietro gli stessi difetti del manga, il quale ha aspettato fino all’ultimo per farci capire (ma neanche tanto) il punto di vista di colui che era al centro degli eventi. La fortuna vuole che la produzione di Mappa è dannatamente brava nel proprio lavoro, così anche l’inutile intermezzo dedicato a Connie può diventare una scena piena di suspense. La scelta di voler essere così fedeli al manga almeno ci ha evitato il possibile finale alternativo, ovvero quello che online era stato denominato AoE (in ricordo di End of Evangelion). Se ci sono ancora persone che credono in queste strampalate teorie, a loro consigliamo di dedicarsi alla lettura di qualche fan-project senza troppe pretese. Un dettaglio che, invece, poteva passare inosservato rispetto al passato è la qualità del doppiaggio originale. Se in passato avevamo già assistito a delle prove vocali davvero eccezionali, questa stagione ha sbalordito proprio tutti per trasmettere agli spettatori la drammaticità degli eventi sui i vari personaggi. Probabilmente quello più acclamato da pubblico e critica è Yuki Kaji, ovvero il doppiatore di Eren, che dimostrato ancora una volta la sua bravura in alcune scene piene di pathos.

Frame catturato ed editato da @Itechz_

Parlando invece del lato più tecnico di questa stagione finale è chiaro ormai a tutti quanto sia servito l’anno di attesa tra la prima e la seconda parte, anche se dalle interviste ufficiali pare di capire che la produzione stia ancora lavorando all’anime anche nei giorni prima delle release ufficiale (il crunch di ogni tipo non è mai una bella scelta). Una delle prime cose che salta all’occhio in questi episodi è l’eccellente lavoro svolto da chi si occupa della regia dei vari episodi, soprattutto quando si tratta di cambiare l’ordine degli eventi mostrati nel manga per creare più drama. Un esempio di questo è l’ultimo episodio “L’alba dell’umanità” che va a creare un parallelo tra i capitoli 123 e 130. A coronare il tutto c’è poi la colonna sonora composta da Kohta Yamamoto e Hiroyuki Sawano che riesce sempre a rendere epica ogni scena. In quest’ultima stagione Sawano ha quasi ceduto del tutto il lavoro a Yamamoto e, nonostante i dubbi iniziali dei fan, non ha deluso minimamente le aspettative. L’ultimo dettaglio tecnico d’analizzare è ovviamente la qualità delle animazioni e dei disegni, i quali sono sempre di altissimi livello e con un attenzione ai dettagli vista in poche altre prodotti sul mercato. Sicuramente qualcosa si potrà aggiustare meglio nella versione Blu-ray in futuro, ma già ora abbiamo assistito ad un lavoro davvero eccezionale.

In conclusione questa seconda parte della quarta stagione ha sicuramente superato la prima, nonostante la trama non sia così accattivante per certi aspetti. Tutti si aspettavano la fine di questo adattamento animato in un film per il cinema, invece la produzione ha deciso di restare fedele al formato del serial televisivo e così vedremo l’ultima parte nel 2023. Nel suo decennale l’anime potrebbe quindi avvicinarsi alla quota di 100 episodi complessivi. Speriamo che il finale potrà essere sullo stesso livello di quanto visto finora, ovvero una storia che sa quando prendersi le sue pause e non correre verso gli ultimi eventi senza mai analizzare quanto mostrato poco prima.

Appuntamento al prossimo anno per l’analisi dell’ultima parte dell’anime.
Se siete interessati a delle analisi più approfondite dei vari episodi, potete vederle in questa playlist sul nostro canale YouTube in basso!



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