Army of the Dead: un film confuso e sfocato

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Army of the Dead in teoria dovrebbe essere uno zombie-heist movie, ma il regista Zack Snyder ha voluto dargli decisamente più chiavi di lettura del dovuto ed il risultato non eccelle sotto diversi punti di vista.
La storia comincia con un carico governativo trasportato all’esterno dell’Area 51 (clichè), il quale poi si rivelerà uno zombie. Dopo essere fuggito al controllo dei militari, sarà questo zombieoriginale” ad infestare tutta la città di Las Vegas. Col passare del tempo la città viene isolata dal mondo esterno, condannando al loro destino milioni di persone al suo interno. Sta per arriva la festa del 4 Luglio in America, così il Presidente decide di festeggiare facendo esplodere tutta la città con una bomba nucleare in modo da sterminare la minaccia zombie. E’ qui che entrano in gioco il nostro gruppo di protagonisti: dovranno rapinare un casinò che contiene ben 200 milioni di dollari che appartengono ad un losco individuo di nome Tanaka (interpretato dal grandissimo Hiroyuki Sanada) e fuggire dalla città prima dell’esplosione.
Senza rivelarvi troppo, quella che sembra una semplice rapina nasconde ben altri motivi.
Tra tutti gli attori presenti nella pellicola, gli unici che riescono a lasciare qualcosa nello spettatore sono:
Dave Bautista, nel film è il soldato Scott Ward segnato da una tragedia famigliare e che ha aiutato il governo ad evacuare Las Vegas
Nora Arnezeder, ovvero Lily il Coyote ed è un personaggio molto particolare che farà da guida al resto del team
Omari Hardwick, ne film è il soldato Vanderohe e anche lui ha aiutato nell’evacuazione di Las Vegas

Matthias Schweighöfer, ovvero l’esperto di casseforti tedesco Ludwig Dieter al quale sarà dedicato un film prequel di prossima uscita

Credo sia giusto far notare fin da subito come il film faccia ampio uso dell’effetto bokeh, termine tecnico usato per definire la sfocatura, tramite l’utilizzo di alcune lenti speciali che sono state scelte dal regista Zack Snyder. La scelta è sia stilistica che logistica in quanto un’attrice del film è entrata nel cast all’ultimo momento per sostituirne un altro e così non c’erano altri modi per inserirla digitalmente.
A causa di questo effetto il film è davvero inguardabile per almeno un’ora abbondante, ovvero tutta la parte in cui viene dato spazio alla caratterizzazione dei personaggi ed il world building narrativo. Il dover sempre fare attenzione a quale parte dell’immagine è messa fuoco riesce a togliere molto alla visione, esattamente come l’eccessivo uso della notte nel famosissimo terzo episodio dell’ottava stagione di Game of Thrones. Direi che tra queste due scelte stilistiche, forse il bokeh è la peggiore. La notte/oscurità può essere un effetto per dare un tono di realisticità agli eventi (per quanto possa essere realistico il contesto di GoT), mentre la sfocatura è così arbitraria in ogni scena che non si capisce mai a cosa dovremmo porre la nostra attenzione secondo il regista. Tra l’altro il film non eccelle in effetti speciali, ergo anche qui in diverse scene vedremo la nostra visuale oscurata da qualcosa per non rendere troppo visibile la CGI. Una bella differenza rispetto al mondo televisivo in cui la CGI viene mostrata senza troppi filtri, come ad esempio in tutte le serie dell’Arrowverse. Ad ogni modo l’effetto sfocatura ci può stare in questi frangenti o meglio è qualcosa a cui ormai ci siamo abituati, mentre invece quando viene impiegato anche per le semplici conversazioni non aggiunge nulla di particolare se non dare fastidio alla visione.



Un esempio di come il bokeh si alterna in una scena del film

Una volta superato (ma neanche tanto) questa scelta stilistica, il film di volta in volta ci mostra come quasi ogni personaggio del cast sia in grado di dire la sua nel contesto narrativo. Peccato che vengono a crearsi dei conflitti tra diversi personaggi e questi portino a plot twist decisamente sotto tono, alcuni di questi finiscono per rendere la storia decisamente più brutale del previsto. E’ un peccato perché questo dovrebbe essere l’incipit di un franchise narrativo, del resto sono previsti un film ed una serie animata prequel, ma al momento Snyder ha deciso di fare terra bruciata di quasi ogni legame futuro con i personaggi di questo film. Viene data un po’ di caratterizzazione anche gli zombie, i quali vengono divisi in classi basate sull’intelligenza. L’idea è interessante, bisognerà vedere se verrà ampliata in futuro con i prequel o forse in un sequel ancora non annunciato.

Come detto il film alterna diverse chiave di letture passando dal dramma umano allo showcase di uccisioni casuali di zombie, stonando entrambi con un’andatura mai del tutto coesa e che alterna anche diverse fasi splatter inutili ai fini della trama. Direi che l’aspetto particolare non sia tanto il film in sé, ma la tempistica con cui è uscito. Non si può, infatti, non fare un paragone con la Snyder Cut di Justice League arrivata nelle piattaforme di streaming solo qualche settimana fa. Rispetto a quest’ultimo, Army of the Dead risulta essere confuso e le sue parti melodrammatiche non raggiungono mai l’apice sperato.
Sono sicuro che se lo stesso film fosse stato girato da qualcun altro, a quest’ora forse lo avremo apprezzato un po’ di più a prescindere se gli era stato dato un tono più drammatico o decisamente più da dark comedy.

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